Monaldi, la dg Iervolino: “Niente dimissioni”

Dimettersi? Assolutamente no. Il direttore generale dell’azienda dei Colli, Anna Iervolino, è chiara e decisa. «Io sono un tecnico e lavoro, sono pagata per lavorare e sono formata per lavorare. Sono 30 anni che svolgo questo lavoro. Il mio compito e la mia responsabilità sono continuare a lavorare, altre valutazioni o commenti non mi appartengono».

Ha da poco scoperto la targa posta sotto l’ulivo piantato nel giardino del Monaldi in memoria del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo il trapianto di un cuore danneggiato. Una cerimonia che ha voluto la direttrice personalmente, ma a cui la famiglia Caliendo ha deciso di non partecipare.

«La comprendo – ha detto Anna Iervolino riferendosi a mamma Patrizia – perchè umanamente posso immaginare che per lei varcare i cancelli di questo ospedale rappresenti ancora un dolore molto forte e capisco che non era pronta. È passato ancora troppo poco tempo, ma è pur vero che l’abbraccio di tante persone, di tutto l’ospedale avrebbe potuto rappresentare un momento di riappacificazione, ma la comprendo perché il dolore di una mamma non si può descrivere».

Usa la parola riappacificazione la manager e non la usa a caso. Lo scontro avuto con l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, sulla richiesta di risarcimento da tre milioni, potrebbe rientrare la settimana prossima quando l’ufficio legale dell’azienda ha convocato la famiglia Caliendo e il suo difensore per aprire una trattativa. «Sono certa che le trattative si svolgeranno in maniera serena e soprattutto nel rispetto reciproco. In ogni caso – ha aggiunto – o nel processo, o fuori dal processo, l‘Azienda è responsabile civile ed è tenuta a un risarcimento: ora la misura, i tempi e i modi sono scanditi dalla legge, dai regolamenti e dai procedimenti amministrativi».

La Iervolino ha anche garantito che, in un futuro processo, l’azienda dei Colli si costituirà parte civile, proprio come auspicava l’avvocato Petruzzi. Ma, a differenza del legale della famiglia Caliendo, continua a difendere l’azienda e l’operato di chi la dirige e del personale sanitario che lavora con i pazienti.

«Siamo stati rivoltati come un calzino da tutte le azioni ispettive che confermano – ha ribadito – e confermeranno la forza di questa direzione e di questa governance che svolge con serietà, rigore e trasparenza il suo lavoro. Quando succede qualcosa di drammatico le responsabilità sono di tutti, nessuno può tirarsi indietro: noi tutti siamo responsabili della guerra nel mondo, dei bambini che muoiono di fame e che sono utilizzati nelle fabbriche come schiavi». Poi la commozione durante la messa.

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