Ite missa est – L’uomo è capace di Dio

«Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa», con queste parole, il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 27, introduce il tema: “l’uomo è capace di Dio – homo capax Dei”, definendo l’uomo, fondamentalmente, un essere religioso.
Dello stesso avviso era l’antropologo e storico delle religioni, Julien Ries, cardinale di origine belga, che con il suo importante contributo, dato da innumerevoli studi sulle religioni, ha espresso la tesi secondo la quale l’uomo è strutturalmente predisposto al trascendete, è, in definitiva, un homo religiosus. La religiosità, qualcuno aggiungerebbe anche la spiritualità, sono, secondo il cardinale Ries, caratteristiche peculiari dell’uomo. Ciò non significa che ogni uomo approda automaticamente alla fede, non vuol dire che ogni uomo è un credente, infatti, quanti si dichiarano atei o agnostici e qualcuno mostra anche un’avversione, più o meno celata, verso tale argomento. Resta, di fatto, un dato incontrovertibile: la domanda su Dio. Ogni uomo, presto o tardi, si pone dinanzi a questo tema. Avverte, cioè, che è abitato da una domanda, anche scomoda per taluni, che esige una risposta. La tesi dell’homo religiosus appartiene a questa domanda, mentre la fede o l’ateismo, a seconda dei casi, appartengono alla risposta che l’uomo dà all’interrogativo, affascinante, su Dio.
Nella teologia della Chiesa, a partire dai Padri della Chiesa, in Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, troviamo un riferimento chiaro alla questione: l’uomo è capax Dei (capace di Do) perché è imago Dei (immagine di Dio). Nel libro della Genesi, quando viene raccontata la vicenda della creazione, troviamo scritto: «E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza […] Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò» (Gn 1,26-27). Secondo il racconto delle origini, l’uomo, imago Dei, conserva in sé stesso un riferimento, delle tracce di Colui che l’ha creato. Una sorta di firma dell’autore, che permette di riconoscere, a partire dalla creatura stessa, risalendo attraverso un percorso avvincente di interrogativi, la mano divina che ha modellato la sua esistenza, il soffio vitale da cui ha preso inizio la sua storia.
Dalla creatura al Creatore: la continua ricerca di Dio! Nel libro X delle Confessioni, Sant’Agostino racconta questa ricerca: «Tardi Ti ho amato! Ecco, Tu eri dentro di me, io stavo al di fuori, e qui Ti cercavo […] Tu eri con me, ma io non ero con Te».

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