Liquidato il Patronato Acai Comincia l’ascesa di Durigon

Sono passati appena tre mesi dalla fusione dei patronati Acai ed Enas (Ugl) che il presidente del neopatronato, Alfonso Scafuro, invia una lettera ai vertici di Acai (Dino Santo Perrone) e di Ugl (Francesco Paolo Capone).
Le cose per il neopatronato non stanno affatto bene: lo spauracchio del commissariamento è dietro l’angolo. Gli ispettori del ministero del Lavoro hanno accertato una serie di irregolarità finanziarie ed hanno intimato di pagare le retribuzioni ai dipendenti (a secco da mesi) e di sanare anche le irregolarità relative al conferimento dei Tfr. Scafuro, in sostanza, chiede una «contribuzione straordinaria» all’Associazione cristiana degli artigiani e all’Unione generale del lavoro, dal momento che nelle casse del patronato da poco costituito «non vi sono le disponibilità finanziarie per procedere alla regolarizzazione».
Acai ed Ugl non gli andranno mai in soccorso. Anzi, col passare degli anni, la situazione debitoria peggiora e nel 2022 – tre anni dopo il recesso dell’Enas dal nuovo patronato – il successore di Scafuro, Paolo Nassano, invia una dettagliata relazione alla sede centrale dell’associazione Acai (e al rispettivo consiglio nazionale) sulla situazione finanziaria del patronato Acai orfano di Enas e dei suoi debiti.
Il patronato di riferimento dell’Ugl, dopo la fusione, ha contribuito a lasciare nelle casse nell’allora neo patronato, un debito di otto milioni di euro «ottenendo in cambio – scrive Nassano – strutture in parte improduttive ed in parte di inutile duplicazione territoriale che hanno solo incrementato spese gestionali e di personale addetto». E così l’idea che in principio «vedeva l’aggregazione (fusione; ndr) come una necessità di sviluppo», si è al contrario rivelata un fallimento, dal momento che «gli accordi economici successivamente sottoscritti si sono rivelati disastrosi e assolutamente deficitari per l’Acai». Perché allora l’Acai di Perrone si è fidata dell’Ugl?
Perché nell’Ugl qualcosa a livello politico era cambiata e il sindacato, da sempre vicino al centrodestra con Renata Polverini e dopo lo scandalo di appropriazione indebita dell’ex segretario Giovanni Centrella
(condannato ad un anno e otto mesi nel 2019), stava per diventare la longa manus della Lega di Matteo Salvini che – in vista delle politiche di marzo 2018 – aveva bisogno di rafforzare il suo consenso al sud.
Ma, dietro la scalata del Carroccio all’Ugl, si nasconde anche la scalata politica di Claudio Durigon che, da vicesegretario dell’Ugl, diventa sottosegretario al Lavoro.
È questo il periodo in cui i numeri dei tesserati dell’Unione Generale del Lavoro aumentano vertiginosamente. Al tavolo della fusione tra i patronati Acai ed Enas, l’Ugl dice di contare su un pacchetto di tesserati che oscilla tra un milione e 700mlila e un milione e 800mila. Almeno questi sono i numeri comunicati al ministero del Lavoro, che eroga contributi in base appunto al numero degli iscritti.
Quale migliore occasione dunque per il patronato Acai che, nel 2015, era riuscito a venire fuori da una situazione debitoria consistente a cui comunque era riuscita a far fronte? L’Enas, dunque, avrebbe potuto far fronte ai suoi debiti grazie agli iscritti Ugl. Peccato però che il segretario dell’Ugl Paolo Capone finisce sotto inchiesta con l’accusa di aver gonfiato i numeri dei tesserati. Come recuperare allora i soldi dei debiti non pagati da Enas, che sono rimasti sul groppone di Acai?
(2-continua)

Torna in alto