NAPOLI – Se il contenitore portato da Napoli a Bolzano per inserire il cuore destinato al piccolo Domenico era simile a «quelli da campeggio», l’equipe del Monaldi – guidata dalla chirurga Gabriella Farina (indagata insieme ad altre sei persone) – non aveva con sè neanche il contenitore per proteggere l’organo espiantato dal ghiaccio inserito all’interno del box frigo.
A rivelare nuovi particolari sulla catena degli errori che ha provocato la morte di Domenico, dopo il trapianto di un cuore danneggiato, è un operatore socio-sanitario dell’ospedale San Maurizio di Bolzano. Non è indagato, ma sentito dai Nas di Trento come persona informata sui fatti, l’uomo ha ricostruito i momenti cruciali dell’espianto.
Il contenitore di protezione
L’espianto dell’organo del piccolo donatore è già avvenuto, nonostante le difficoltà verbalizzate nella relazione che l’azienda ospedaliera altoatesina ha consegnato al ministero della Salute. A quel punto sembra che la dottoressa Farina si sarebbe accorta di non avere con sé un contenitore per conservare l’organo prima di inserirlo nel box contenitore per il trasporto. Perciò le avrebbe chiesto proprio all’oss di fornirgliele.
«Dopo l’espianto – ha dichiarato l’oss – la chirurga si è rivolta a me chiedendomi: “mi serve un contenitore di plastica”, intendeva un contenitore per il cuore. Io le ho risposto che non ne avevamo. Poi le ho fatto vedere i barattoli di istologia, dove mettiamo i pezzi anatomici».
Erano contenitori in plastica non sterili, ma la Farina gli avrebbe risposto «che andava bene, così gliel’ho dato». Il racconto prosegue con la dottoressa che inserisce il cuore all’interno di un sacchetto prima e poi del barattolo istologico.
Il ghiaccio secco
«Sono stato io a versare il ghiaccio nel box dove era contenuto il cuore, ma abbiamo solo eseguito le direttive dell’equipe di Napoli»: sono le parole dell’oss agli inquirenti.
Le direttive sarebbero state precedute da una richiesta ulteriore di ghiaccio, perché quello portato da Napoli si era in gran parte sciolto durante il viaggio.
Ma, in prima istanza, la risposta che le viene data è: «non abbiamo ghiaccio, ma possiamo chiedere del ghiaccio, organizzarlo dall’ufficio».
Interpellato il coordinatore, poco dopo giunge all’oss la notizia che il ghiaccio era pronto. «Sono uscito in presala operatoria, ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio, sono rientrato in sala operatoria, gliel’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto “questo abbiamo”. Le ho chiesto se andasse bene e lei ha detto sì».
Il box frigo
Sarebbe stato ancora l’oss a sistemare il ghiaccio all’interno del box frigo bianco e blu di plastica e «senza termostato» ma sempre «su indicazione della dottoressa», che gli avrebbe anche chiesto «se potessi portarlo io» ma le avrebbe risposto che «non è di mia competenza».
A quel punto Farina sarebbe andata via con il box «simile a quello del campeggio» mentre al Monaldi c’erano tre Paradontax, ma l’equipe ha detto che non lo sapeva.

