Le Fonderie ci riprovano con un nuovo progetto e i comitati tornano sulle barricate

Sembrava un argomento chiuso. Con la revoca dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) da parte della Regione e la decisione del Consiglio di Stato, che un mese fa ha rigettato il ricorso della famiglia Pisano contro il decreto regionale, pareva che ormai l’unico futuro delle Fonderie Pisano fosse lontano da Salerno e da Fratte.
Invece ieri gli industriali salernitani hanno presentato un nuovo progetto alla Regione con la speranza di riprendere l’attività, anche se solo al 50 per cento.
Il progetto prevede la realizzazione di tre forni elettrici (di cui uno già esistente) e la dismissione completa dei cubilotti, che utilizzano la combustione del carbone per fondere i metalli e che quindi causano i maggiori danni all’ambiente.
Gli imprenditori garantiscono che tale riformulazione della produzione industriale avrebbe un minore impatto ambientale e contemporaneamente assicurano che l’azienda (con questo nuovo progetto, appunto) si adeguerà alle prescrizioni imposte, ma anche di trasferire l’impianto non appena verrà individuato un sito disponibile ad ospitare la produzione. Frattanto però la richiesta che accompagna il nuovo progetto sarebbe necessaria a non perdere le commissioni e a preservare i posti di lavoro.
La tempistica della presentazione del nuovo progetto, dopo oltre un mese di silenzio, non è un caso. A breve infatti sarà convocato un nuovo tavolo tecnico al Mimit, a cui parteciperanno tutte le parti coinvolte (proprietà e istituzioni) e dove verrà affrontato anche la questione relativa alla delocalizzazione. Prima ancora però i lavoratori delle Fonderie Pisano hanno chiesto un incontro con il sindaco Vincenzo De Luca, eletto da appena un mese, a cui esporre i problemi legati alla loro situazione lavorativa e nei prossimi giorni si terrà un’assemblea sindacale.
Se sul fronte industriale è ripartito il pressing istituzionale, sul versante dei comitati l’allerta è alta.
Il presidente dell’associazione “Salute e Vita” Lorenzo Forte si mostra sereno. «Anche il progetto precedente è stato bocciato perché in realtà era tutt’altro che a basso impatto ambientale – ricorda – inoltre oggi le Bat richiedono l’abbattimento totale degli inquinanti, non la riduzione. Quindi – aggiunge – la loro è un’operazione che aveva senso 20 anni fa. Oggi la zona ha una destinazione residenziale e commerciale, non industriale, quindi le Fonderie devo andare via». Ma non abbassa il livello di guardia.

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