Quando (e se) stamattina varcherà la soglia del palazzo del consiglio regionale, Giovanni Zannini mostrerà certamente serenità e a chi gli chiederà dell’inchiesta giudiziaria che lo riguarda risponderà sicuramente che ha fiducia nella magistratura. Però il consigliere regonale sa benissimo che fino al prossimo 4 febbraio, giorno in cui dovrà rendere interrogatorio, la sua carica sarà inevitabilmente legata alla decisione del gip di Santa Maria Capua Vetere, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di arresto che la procura sammaritana gli ha notificato ieri insieme ad un decreto di perquisizione.
L’inchiesta risale al 3 ottobre 2024. Zannini è consigliere regionale da quattro anni, esponente del gruppo “De Luca Presidente” e presidente della commissione Ambiente.
Quel giorno i carabinieri del Comando provinciale di Caserta e della Compagnia di Aversa, su mandato della procura, perquisiscono la sua abitazione a Mondragone ed i suoi uffici al Centro Direzionale di Napoli.
L’accusa è di corruzione: Zannini – sostiene la procura diretta da Pierpaolo Bruni – avrebbe “aiutato” gli imprenditori caseari Paolo e Luigi Griffo (padre e figlio titolari dell’azienda “Spinosa spa” di Castel Volturno) a risolvere alcune problematiche amministrative legate all’assenza della Vinca (Valutazione di incidenza ambientale), senza la quale non avrebbero potuto ottenere il finanziamento Invitalia per la realizzazione del nuovo stabilimento a Cancello Arnone.
In cambio, Zannini avrebbe ottenuto una gita su uno yacht di lusso “Camilla” (del valore di 7.300 euro) grazie appunto ad un suo presunto intervento presso gli uffici regionali competenti.
Cinque giorni dopo il consigliere regionale si presenta in procura per l’interrogatorio ma si avvale della facoltà di non rispondere ed annuncia di adire il Tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro dei dispositivi informatici su cui avevano messo i sigilli i carabinieri.
Intanto, però, il quadro accusatorio si complica. Perché nell’avviso di garanzia, tra i fatti contestati non ci sono solo i presunti scambi di favori con gli imprenditori della mozzarella Dop, ma altri presunti favori ricevuti dall’imprenditore Alfredo Campoli (la cui posizione è stata stralciata): due motorini per i figli in cambio di un intervento presso il Comune di Teano per un appalto ambientale.
Ma nelle carte d’inchiesta compare anche un’accusa di concussione per presunte pressioni esercitate ai danni dell’ex direttore sanitario dell’Asl di Caserta Vincenzo Iodice, dimessosi nel settembre 2023 cioè un mese prima delle perquisizioni e del relativo avviso di garanzia.
Il tempo passa e l’inchiesta va avanti, quasi come se non ci fosse mai stata.
Zannini si ricandida di nuovo al consiglio regionale, ma stavolta non lo fa con il Campo Largo bensì sceglie di aderire a Forza Italia.
Zannini però non è un neofita alle prime armi, ma come sa fare un politico esperto riesce a far convogliare cento sindaci della provincia di Caserta nel partito che fu di Silvio Berlusconi.
Sceglie anche una donna su cui puntare per stravincere anche la quota rosa: è Veronica Biondo, vicesindaco di Santa Maria a Vico, presentata in pompa magna durante una convention a Caserta dall’eurodeputato Fulvio Martusciello 72 ore prima che venisse messa agli arresti domiciliari con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso.
Peccato che il cavallo su cui aveva puntato si è rivelato sbagliato. La Biondo non può che ritirare la sua candidatura, mentre Zannini è già in piena campagna elettorale: sarà eletto con quasi 32mila preferenze.

