La domenica dopo Natale non si ferma davanti alla tenerezza della nascita, ma segue i passi di una famiglia messa alla prova. Il Vangelo di Matteo non indugia sui pastori: racconta una notte interrotta, un sogno che sveglia, una fuga che salva. Giuseppe si alza senza parole, prende con sé Maria e il Bambino e scende verso l’Egitto.
È una pagina scarna, fatta di obbedienza immediata. La Sacra Famiglia diventa profuga, consegnata alla polvere delle strade e all’incertezza dell’oggi. Nazaret non è un rifugio garantito. È una casa esposta alla violenza del potere e alla paura che bussa senza preavviso. Erode teme un re bambino e scatena la strage. Gesù scampa perché qualcuno veglia, ascolta, si muove. La santità di quella famiglia non consiste nell’assenza del male, ma nella prontezza a custodire la vita. La fede non è riparo, è responsabilità: saper partire quando restare diventa pericoloso. Qui il parallelismo con ogni famiglia cristiana si fa evidente. Anche oggi le famiglie conoscono fughe diverse: da guerre visibili o silenziose, da lavori che mancano o consumano, da relazioni che si incrinano, da solitudini abitate da schermi. Si cambia città, si attraversano confini interiori, si ricomincia senza mappe. Come allora, non si sceglie il tempo in cui vivere, ma si sceglie come attraversarlo, insieme.
Ogni famiglia porta con sé un Egitto e un ritorno, una notte e una promessa, una soglia varcata senza garanzie. Giovanni Crisostomo ammoniva con parole esigenti: «Fa’ della tua casa una chiesa». Non un altare separato, ma una dimora dove la vita è accolta, dove il perdono impara a precedere la colpa. E Leone Magno, nel mistero del Natale, esortava: «Riconosci, o cristiano, la tua dignità». Dignità che, nella famiglia, diventa cura reciproca, resistenza quotidiana al male che divide. L’enciclica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II allarga lo sguardo e affida alle famiglie una vocazione alta e concreta: «La famiglia cristiana è una comunità di persone, segno e immagine della comunione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo» (n. 49).
È lì che la fede si fa gesto, tra piatti da lavare e decisioni difficili, tra stanchezze serali e ripartenze mattutine, nella fedeltà ai giorni ordinari. La Sacra Famiglia ritorna dall’Egitto e si stabilisce a Nazaret, periferia del mondo. Anche le famiglie di oggi non tornano mai identiche: portano cicatrici, ma anche una forza nuova. Santa Famiglia, famiglia santa: non perché risparmiata, ma perché attraversata. Non ideale lontano, ma compagnia possibile. In questo cammino fragile e tenace, ogni casa può diventare luogo di salvezza.

