«Ite, missa est», con queste parole il sacerdote celebrante congeda l’assemblea al termine della Santa Messa in latino. Andate, la Messa è finita, e il popolo risponde: «Deo gratias – Rendiamo grazie a Dio».
In questa formula di saluto liturgico si nasconde non la fine ma la continuazione, non il troncamento ma il prolungamento di un’azione iniziata nella liturgia. La fine coincide con l’inizio!
Nell’esortazione post sinodale Sacramentum Caritatis, Benedetto XVI scriveva: «Dopo la benedizione, il diacono o il sacerdote congeda il popolo con le parole: Ite, missa est. In questo saluto ci è dato di cogliere il rapporto tra la Messa celebrata e la missione cristiana nel mondo. Nell’antichità “missa” significava semplicemente “dimissione”. Tuttavia essa ha trovato nell’uso cristiano un significato sempre più profondo. L’espressione “dimissione”, in realtà, si trasforma in “missione”. Questo saluto esprime sinteticamente la natura missionaria della Chiesa. Pertanto, è bene aiutare il Popolo di Dio ad approfondire questa dimensione costitutiva della vita ecclesiale, traendone spunto dalla liturgia». (n. 51).
«Ite, missa est» risuona, per coloro che hanno partecipato alla Celebrazione Eucaristica, come una consegna, un mandato. Andate e portate “fuori” ciò che avete vissuto “dentro”. Il congedo diventa, così, una presa in carica di una missione. “Fate fuori la Chiesa”, non nel senso di eliminarla, ma nel senso di portare nel tempo del mondo il tempo di Dio; fare la Chiesa fuori dalla chiesa. L’Infinito nel tempo, l’Eternità nella finitudine. Nel prologo del vangelo di Giovanni troviamo scritto: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14), con queste parole l’evangelista ci racconta l’irruzione, per così dire, dell’Eternità nella storia dell’umanità. Dio si è aperto un varco nella vicenda umana. La Parola ha preso carne! Le coordinate di Dio, con l’Incarnazione del Verbo, si intersecano inscindibilmente con le coordinate della storia umana.
Questo è ciò che accade nella Santa Messa, questo è ciò che indichiamo con la categoria del memoriale, il tempo presente combacia con l’Eternità, «cieli e terra sono pieni della tua gloria». Le parole del sacerdote al termine della Messa vogliono, allora, indicare che il mondo (che sta fuori dalle porte della Chiesa), distratto e stordito dalle sue cose, ha bisogno di essere raggiunto dalla Grazia, dalla Bellezza, dal fascino della Messa (confinata dentro la Chiesa). Ecco, allora, il senso del saluto «Ite, missa est».
Quando la fine coincide con l’inizio accade l’Eternità.

