Ite Missa Est – L’Europa del 2026, smemorata o ritrovata?

È iniziato il 2026. Il tempo avanza, come un fiume che sembra non guardare in faccia nessuno. Eppure, da duemila anni, il tempo ha un volto. Un prima e un dopo. Quel volto è Gesù Cristo, Signore del tempo e della storia. Non un’idea, ma un evento. Non un ricordo, ma una presenza.
La Scrittura lo dice con parole che attraversano i secoli: «Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre» (Eb 13,8). E ancora: «Colui che è, che era e che viene» (Ap 1,8). In Lui il tempo non è più una corsa cieca, ma una strada orientata. Con Cristo l’uomo ha ricevuto una direzione. La storia non è più un accumulo di giorni, ma una vicenda che tende a un senso. Anche quando tutto sembra confuso, anche quando le lancette girano più veloci del cuore, Cristo resta il punto fermo, la misura silenziosa che giudica e salva il tempo.
Eppure l’Occidente, e l’Europa in particolare, sembrano aver smarrito questa bussola. Hanno reciso il filo che le legava alla propria origine, come se la memoria fosse un peso inutile. San Giovanni Paolo II lo aveva gridato con forza: «Grido con amore a te, antica Europa: “Ritrova te stessa. Sii te stessa”. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Torna a vivere dei valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza negli altri continenti. Ricostruisci la tua unità spirituale, in un clima di pieno rispetto verso le altre religioni e le genuine libertà. Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Non inorgoglirti delle tue conquiste fino a dimenticare le loro possibili conseguenze negative; non deprimerti per la perdita quantitativa della tua grandezza nel mondo o per le crisi sociali e culturali che ti percorrono. Tu puoi essere ancora faro di civiltà e stimolo di progresso per il mondo» (Santiago de Compostela, 1982).
Non era nostalgia, ma profezia. Perché senza radici il futuro non cresce, crolla. Benedetto XVI, con voce più pacata ma altrettanto lucida, aveva messo in guardia: «L’Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane» (Subiaco, 2005).
Allontanarsi da Cristo significa perdere l’orientamento, dissolvere l’identità in un presente senza profondità. Oggi l’Europa è attesa da almeno due sfide grandi e inquietanti: lo “scontro” con civiltà che custodiscono la propria identità e lo “scontro” con le superpotenze che ridisegnano il mondo. L’Europa è pronta? È preparata? Forse la risposta passa da un ritorno, non all’indietro, ma in profondità. Ritornare alle radici cristiane, ritornare a se stessa. Perché solo chi sa da dove viene può sapere dove andare. E il tempo, allora, smette di fuggire.

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