Ita Missa Est – Battesimo di Gesù: all’orizzonte la Pasqua

L’ultima festa del Natale, domenica 11 gennaio 2026, non chiude una porta: apre un fiume. Il Battesimo del Signore è una soglia d’acqua. Gesù esce dall’infanzia ed entra nel tempo pubblico, come Israele uscì dall’Egitto passando il mare. Matteo lo racconta con poche frasi dense: «Allora Gesù venne dalla Galilea al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui» (Mt 3,13-17). Viene. Non sale. Scende e riemerge. Non c’è trionfo, non c’è folla festante. C’è l’imbarazzo del Battista, il cielo che sembra trattenere il respiro, e poi una voce, quella del Padre.
Battesimo è parola greca, baptízein: immergere, affondare, annegare. Immergere fino a perdere l’aria. Gesù chiede a Giovanni di essere messo sotto, come chi accetta il peso del mondo. Gesù, che non ha peccato, accetta di stare in fila con i peccatori: gesto silenzioso, già scandaloso. Giovanni resiste: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Gesù risponde con la necessità: «Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia».
La giustizia qui è stare al proprio posto: in mezzo. Il Giordano è un confine. Lì finisce il deserto e comincia la terra promessa. È un fiume che porta memoria: Giosuè, Elia, Naamàn. Gesù entra in quell’acqua come entrerà nella morte. Per questo il Natale si chiude guardando la Pasqua. L’immersione anticipa il sepolcro, l’emersione annuncia il mattino della risurrezione. Matteo scrive: «Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua». Uscì: verbo di esodo. Quando risale, «si aprirono i cieli». Non per pochi istanti, ma come una ferita che non si richiude più. «Vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui». Una colomba, creatura di pace e di ritorno. E una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
È anticipo della proclamazione pasquale. Teologicamente il battesimo di Gesù non lava solo le colpe. Le prende. Qui accade qualcosa di decisivo. Il Figlio si immerge nella nostra storia e l’acqua, toccata da Lui, diventa acqua di redenzione. Il movimento del battesimo di Gesù è un gesto pasquale prima della Pasqua: scendere per rialzare, perdere per trovare, consegnarsi per ricevere un nome. Se il Natale è Dio che si fa vicino, il Battesimo è Dio che si mette sotto. Da lì la strada sale al Golgota e scende al sepolcro, per poi aprirsi.
Riscoprire il nostro battesimo è tornare a quell’acqua, non un ricordo d’archivio né una formalità d’infanzia, ma sorgente quotidiana: ricordare che siamo stati immersi in una morte per vivere da risorti, figli chiamati per nome, con il cielo ancora aperto sopra di noi.

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