Il Teste: “Alfieri è il dominus degli appalti in provincia di Salerno”

SALERNO – «Era il dominus degli appalti di tutta la provincia di Salerno». Non usa mezzi termini il colonnello della guardia di finanza, Massimo Otranto nei confronti di Franco Alfieri, ex sindaco di Capaccio e già presidente della Provincia di Salerno, finito nel tritacarne giudiziario di due inchieste tra cui quella sui presunti appalti truccati a Capaccio e a Battipaglia, di cui Otranto coordinò le indagini quando guidava la compagnia di Eboli.


Seduto al banco dei testimoni, chiamato dall’accusa, ieri pomeriggio nell’aula del Tribunale di Vallo della Lucania, Otranto ha ricostruito i passaggi dell’inchiesta da cui sarebbe emerso un patto corruttivo tra l’ex sindaco e il costruttore, titolare della Dervit, Vittorio De Rosa.


Messo però alle strette dalle eccezioni sollevate dal difensore di Alfieri, Agostino De Caro, il colonnello non ha dato prova del collegamento diretto tra politico ed imprenditore. Al punto da spingere il presidente del collegio giudicante, Vincenzo Pellegrino, a chiedere l’esposizione «dei fatti e non delle opinioni».


Allora la ricostruzione dell’inchiesta ha puntato sul ruolo di Andrea Campanile, l’ex vigile urbano nominato capo staff di Alfieri che – secondo il colonnello – avrebbe fatto da intermediario tra l’ex sindaco e il capo dell’ufficio tecnico Carmine Greco.


Sarebbe stato cioè Campanile a riferire a Greco le disposizioni impartite presumibilmente da Alfieri sulla predisposizione delle gare che poi sarebbero state affidate all’impresa di Carmine De Rosa e, da questi, all’azienda di sua sorella Elvira in subappalto nel caso della pubblica illiminazione di Battipaglia.


Per il colonnello la prova di questo presunto accordo a priori starebbe nelle due pec inviate da Greco all’ufficio urbanistico della Regione Campania per ottenere i finanziamenti dei progetti ma anche nei file dei progetti trovati all’interno dei computer di Greco e di De Rosa.


Dove a riprova delle accuse mosse ad entrambi – e cioè che i bandi di gara per i progetti incriminati sarebbero stati redatti dall’impresa che se li sarebbe aggiudicati e poi inviati al rup del Comune di Capaccio (cioè Greco) – ci sarebbero le date di creazione dei file. Quella dei file nei pc della Dervit sarebbe stata precedente a quella memorizzata nei file contenuti nel computer del tecnico comunale.


Ma se le date sembrano giocare a favore dell’accusa, ce ne sono altre che mescolano le carte a favore della difesa, che fa notare come la delibera di approvazione del progetto preceda di un anno il progetto esecutivo trovato all’interno dei file salvati nei pc degli imputati: 2021 contro 2022.


Dalle date ai numeri: «sbagliati» secondo la difesa quelli relativi agli importi delle fatture dei due subappalti. Dove invece, secondo l’accusa, si anniderebbe il reato di corruzione.


Aspetto che sarà evidenziato nella prossima udienza, quando arriverà in aula anche il contenuto delle intercettazioni che non sono state ancora trascritte ed inserite nel fascicolo dibattimentale.

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