Il Tar l’ha sospesa, ma nei fatti l’ha bloccata. La procedura di gara a doppio oggetto bandita dalla Regione Campania ad ottobre scorso per cercare il socio privato di minoranza della futura società mista che avrebbe gestito il sistema acquedottistico della Grande adduzione primaria di interesse regionale (Gapir), sarebbe dovuta concludersi il prossimo 3 febbraio, quando la commissione aggiudicatrice di Palazzo Santa Lucia avrebbe dovuto deliberare quale società privata sarebbe entrata a far parte della nuova compagine Grandi Reti Idriche Campania.
Ed invece nulla di fatto, perché la prima sezione del Tar Campania ha accolto – in via cautelare – il ricorso presentato da Acqua Campania spa (attuale gestore del sistema acquedottistico), per poi decidere sulla questione il prossimo 11 marzo.
Il collegio giudicante ha difatti ritenuto che – «nel bilanciamento dei contrapposti interessi» – a prevalere, per il momento, debba essere quello della società ricorrente che meriterebbe una «tutela poziore alla partecipazione alla nuova gara sulla scorta della formulazione di una un’offerta fondata su una consapevole rappresentazione degli elementi di remunerazione del socio operativo di minoranza».
In altre parole, i giudici ritengono che il gestore uscente dia molta più certezza sulla percetuale di ricavi che spettano al socio privato rispetto ai «profili di criticità non destituiti di fondamento» sui «margini di remuneratività del servizio per il socio privato e di sostenibilità dell’offerta del concorrente alla procedura». Cioè, come aveva rilevato anche la Corte dei Conti, nel bando dell’ex giunta De Luca non è chiaro quanto ci guadagni il privato: dubbi sollevati anche dal Coordinamento campano Acqua pubblica.

