Il “Sistema Zannini” arriva a Caserta: terza indagine

CASERTA – La procura è sempre la stessa, quella di Santa Maria Capua Vetere, I pubblici ministeri anche (Giacomo Urbano e Anna Ida Capone) e pure il capo di imputazione: corruzione. L’indagato è ancora una volta Giovanni Zannini, il consigliere regionale di Forza Italia, mister 32mila preferenze, che secondo la procura sammaritana guidata da Pierpaolo Bruni sembra essere il perno su cui ruoterebbe un sistema di scambi di voti e favori personali che si estende da Mondragone (paese di origine di Zannini) fino a Castel Volturno. Ed ora, con il nuovo invito a comparire notificatogli ieri mattina, getta ombre anche sul comune di Caserta.

Con Zannini risulta indagato anche l’ex assessore, nonchè già consigliere comunale, Biagio Esposito

Stavolti i fatti oggetto di indagine sono molto recenti. Riguarderebbero infatti le ultime elezioni regionali dello scorso novembre che avrebbero riconfermato il seggio in consiglio all’ex deluchiano transfugo in Forza Italia. 

Secondo la procura, Biagio Esposito avrebbe votato e fatto votare Zannini in cambio dell’assunzione di suo nipote (Angelo Pasquariello) in società partecipate di enti locali su cui il consigliere regionale avrebbe potuto incidere. L’assunzione sarebbe dovuta avvenire prima delle elezioni di novembre ed Esposito si sarebbe prodigato nella campagna elettorale a suo sostegno già due mesi prima del voto.

Le accuse della procura sarebbero provate dai rapporti antichi tra Zannini e Biagio Esposito che, i pm, definiscono «un grande elettore anche alle precedenti tornate elettorali». 

Il presunto grande elettore avrebbe però intessuto rapporti anche con l’ex sindaco di Caserta, Carlo Marino, vittima per i pm di una presunta estorsione. Tra maggio e settembre 2024, nel pieno della bufera giudiziaria che colpì il Comune di Caserta (con gli arresti di  assessori, dirigenti comunali e vicesindaco indagato) e che portò diversi mesi dopo allo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche, Esposito avrebbe minacciato il sindaco di non fargli approvare il bilancio se non avesse ottenuto in cambio la nomina di un professionista “amico” a direttore dei lavori di riqualificazione dell’ex caserma Pollio (destinato a parcheggio e gestito per anni da una famiglia ritenuta vicina al clan Zagaria, oggi chiuso) e l’aggiudicazione di tutti gli appalti (compreso il rifacimento di un manto stradale) dopo l’inchiesta che vedeva coinvolto anche il vicensindaco Emiliano Casale.  

La forza del ricatto di Esposito gli sarebbe stata data dalla presenza di sua figlia in consiglio comunale. Figlia che, secondo gli inquirenti, era stata eletta grazie alla sponsorizzazione di Giovanni Zannini. Su cui sembra che tornino tutte le piste investigative della procura.

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