Sembrava fatta ed invece il Tribunale del Riesame di Salerno non ha accolto i rilievi della Cassazione negando la scarcerazione di Franco Alfieri e confermando i domiciliari.
La decisione è arrivata venerdì scorso in tarda serata e per l’ex sindaco di Capaccio è stata una doccia fredda. Anche perché i giudici hanno ritenuto che Alfieri, nonostante avesse abdicato sia alla carica di sindaco sia a quella di presidente della Provincia di Salerno, avrebbe ancora rapporti politici tali da poterlo mettere in condizione di reiterare il reato di cui è accusato.
Il reato è quello di voto di scambio politico-mafioso, che avrebbe commesso durante le amministrative del 2019, quando è stato eletto sindaco di Capaccio Paestum con una percentuale bulgara. A cui, secondo l’accusa, avrebbe contribuito un presunto accordo con Roberto Squecco, condannato in passato per associazione di stampo mafioso.
Dopo una prima pronuncia negativa del Tribunale delle Libertà sulla richiesta di revoca dei domiciliari avanzata dai legali di Alfieri, Agostino De Caro e Domenicantonio D’Alessandro, il 21 gennaio scorso la Cassazione aveva annullato con rinvio il rigetto del Riesame chiedendo ai giudici di valutare meglio sia l’esistenza delle esigenze cautelati che gli indizi sul presunto patto criminale tra i due principali imputati, cioè Alfieri e Squecco.
Ma il Riesame venerdì sera ha confermato l’esistenza sia delle une che dell’altro, nonostante – come emerge dalle indagini – Squecco avrebbe minacciato Alfieri dopo la mancata presunta promessa di prorogare la gestione del “Lido Kennedy» all’ex moglie Stefania Nobili (già consigliere comunale prima delle dimissioni) e avrebbe anche pianificato un attentato dinamitardo nei suoi confronti (ingaggiando tre uomini di Baronissi) a seguito dell’abbattimento dello stabilimento balneare.
Adesso i difensori di Alfieri stanno preparando il terzo ricorso in Cassazione, mentre l’ex sindaco si ritrova ai domiciliari ormai da un anno.
Tra due giorni, inoltre, si terrà la seconda udienza preliminare in attesa che il gup Brigida Cavasino decida sul rinvio a giudizio di tutti gli imputati.
Nel corso dell’ultima udienza Squecco (insieme all’altro coimputato Antonio Bernardi) aveva avanzato, la disponibilità a riparare il danno derivato dalla tentata estorsione e dal fallito piano dinamitardo offrendo 4.000 euro ad Alfieri, che però ha rifiutato. Anzi, i legali dell’ex sindaco avevano annunciato la possibilità di costituirsi parte civile contro l’estorsione.

