Aiutare le donne a denunciare violenze, maltrattamenti ed abusi significa aprire le porte delle sedi delle caserme dei carabinieri per far capire che il percorso, anche se difficile, lo si può affrontare insieme.
Ieri, alla vigilia della Festa delle Donne, il Comando provinciale dei carabinieri di Salerno ha aperto le porte della sede operativa per lanciare un messaggio a tutte le donne vittime di violenza: denunciate perché seguendo il percorso giusto ci si può liberare da una vita fatta di soprusi ed evitare che la violenza si trasformi in femminicidio.
I carabinieri, anzi le donne carabinieri, sono pronte ad accogliere le vittime della violenza ed i loro bambini «unendo – come ha spiegato il maresciallo maggiore Rosaria Benincasa – rapporto empatico ad esigenze investigative», fondamentali entrambi per dire no alla violenza e cominciare il percorso di “liberazione” per le donne e per i propri bambini.
Ma anche per le giovani ragazze alle loro prime relazioni sentimentali. Come una ventenne – come spiega il maresciallo Laura Farinola davanti alla panchina rossa che staziona all’interno della sede di via Mauri – che aveva assecondato il fidanzato nel farsi riprendere in foto e in video durante un rapporto intimo per poi essere minacciata di rendere pubbliche le foto subito dopo la rottura del loro rapporto. La ragazza ha trovato il coraggio di denunciare e il ragazzo è stato condannato.
L’anno scorso alla centrale operativa dei carabinieri di Salerno, chiarisce il capitano della compagnia di Eboli Astrid Gentili, sono giunte 892 segnalazioni di maltrattamenti in famiglia, stalking, revenge porn e sex extortion. Novanta gli arresti eseguiti e 232 i provvedimenti giudiziari emessi.
Nei primi tre mesi del 2026 le segnalazioni sono già arrivate a 100 e i provvedimenti sono 30: segno che le denunce stanno aumentando.
Per sollecitare le donne vittime di violenza a denunciare nella sede del Comando provinciale dei Carabinieri è stata allestita una sala d’ascolto e di accoglienza, piena di giochi per i figli delle vittime e dotata di psicologhe che accompagnano le vittime lungo tutto il percorso.
A mostrare la sala di ascolto ieri c’era il maresciallo capo Maria Cristina D’Arienzo del reparto territoriale di Nocera Inferiore: la donna che, qualche settimana fa, ha partecipato all’arresto di un’altra donna e ha tenuto con sè – per tutta la giornata – il bimbo della donna arrestata. Lo ha portato al bar a fare colazione, poi a fare una passeggiata ed infine nella sala d’ascolto per aiutarlo ad affrontare il distacco.

