NAPOLI – Il nome di Tino Santangelo non è legato solo alla vita amministrativa del Comune di Napoli ma anche a Bagnoli, dal momento che per un periodo è stato anche presidente della società “Bagnoli Futura”, la società pubblica che si era occupata dell’ex area Italsider.
Una nomina che gli era costata l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di distastro ambientale colposo e poi un processo.
Un processo che è durato anni, che sembrava finito e invece non lo era. Come ricorda il coordinatore regionale di Forza Italia, Fulvio Martusciello, che ricorda di averlo votato quando si candidò sindaco nel 1993 contro Bassolino e Alessandra Mussolini. «Ne ho seguito la storia da quando entrò in amministrazione – racconta – poi la condanna in primo grado senza mai essere sentito, la scelta di rinunciare alla prescrizione, l’assoluzione piena. Infine la notizia terribile di un processo da rifare, arrivata dopo quindici anni».
Le indagini iniziarono nel 2007. Dopo undici anni fu condannato in primo a tre anni. Ma l’ex vicesindaco fece appello rinunciando anche alla prescrizione e fu assolto. E con lui tutti gli altri imputati.
In seguito ad un ricorso, la Cassazione annullò le assoluzioni e rinviò il processo ad un’altra sezione della Corte di Appello, con il compito di accertare, nel merito, se la bonifica avesse comunque aggravato la situazione di inquinamento ambientale. Anche in questo caso gli imputati furono assolti: era il mese di ottobre del 2024.
Ma la procura generale insistette e presentò un secondo ricorso contro la seconda assoluzione. Il procedimento così tornò in Cassazione, che lo scorso maggio ha annullato la sentenza dell’appello bis e ha disposto un nuovo processo: il quinto, che comincia il prossimo 6 marzo ma senza Tino Santangelo.
C’è ancora una strana coincidenza temporale che lega il giurista al caso Bagnoli.
Alle cinque del mattino di ieri, una fila di camion incolonnati verso il cantiere di Bagnoli (che dovrà ospitare l’America’s Cup) bloccati dalla protesta di 50 cittadini contro i lavori legati alla manifestazione velistica.
«A oggi, nessuno offre garanzie ufficiali sulla sicurezza e la salute degli abitanti – si legge in una nota della Rete No Coppa America – d’altronde non c’è nessuna valutazione d’impatto ambientale, nessun progetto sulla successiva rimozione delle opere della Coppa. Tutto questo con centinaia di camion tutti i giorni a complicare la viabilità in una zona rossa in crisi bradisismica».
Il blocco è stato rimosso dopo un paio d’ore in attesa della manifestazione del 7 febbraio.

