Da un lato l’intesa politica con il sindaco di Napoli per “ribaltare” quella che fu la Regione guidata da De Luca. Dall’altro il pressing del Coordinamento campano Acqua pubblica che pretende conferme su quanto annunciato in campagna elettorale: scongiurare la privatizzazione della gestione della rete idrica e del sistema acquedottistico in Campania.
Una questione che per il presidente Roberto Fico si annuncia molto delicata – a tratti anche imbarazzante – perché rischia di far traballare l’equilibrio politico raggiunto con Gaetano Manfredi (propenso a privatizzare anche l’Abc a Napoli) per un verso, e di tradire la promessa – suggellata dall’abbraccio con padre Alex Zanotelli – fatta ai comitati pubblici che pretendono un «cambio di volontà politica» nella gestione dell’acqua.
Oggi per Fico sarà il giorno in cui dovrà uscire dalla «ambiguità» di cui lo accusano i comitati. Ma anche il giorno in cui – se solo lo volesse – sarà tenuto ad incontrarli visto che «da oltre un mese – ricordano i portavoce del Coordinamento Acqua publica – gli abbiamo chiesto un incontro ma ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta».
Il coordinamento ha infatti organizzato oggi pomeriggio, alle 16, un sit in davanti alla sede di Palazzo Santa Lucia e annuncia di restare in presidio, con tanto di assemblea pubblica, fino a quando il presidente non riceverà i delegati per ascoltare de visu le loro ragioni e dare loro la risposta che chiedono.
La richiesta, del resto, è chiara ed è sempre la stessa: annullare una volta per tutte la gara da cinque miliardi di euro bandita dal suo predecessore per cercare un partner privato della nuova società Gric (Grande Rete Idrica Campania) chiamata a gestire la Gapir, la Grande adduzione primaria di interesse regionale.
Anzi che – nei piani di De Luca – avrebbe dovuto gestire il sistema acquedottistico regionale se non ci fosse stata l’ordinanza del Tar Campania che, a dicembre scorso, ha sospeso il bando accogliendo il ricorso della società “Acqua Campania spa” attuale gestore.
Il ritiro del bando è stato uno degli ultimi atti firmati dall’ex governatore a seguito della sospensiva imposta dai giudici amministrativi.
Ma si tratta di un ritiro temporaneo – e questo i comitati lo sanno bene e lo sa anche il presidente Fico – dal momento che manca meno di una settimana all’udienza (fissata l’11 marzo) in cui si dovrà decidere nel merito della questione.
«Fermare le mire delle multinazionali (Italgas, Acea, Caltagirone, Suez, Blackrock) sugli ampi e sicuri profitti che intendono ricavare nella gestione dell’acqua sia della grande adduzione interregionale che della distribuzione territoriale nei distretti»: tuonano i comitati, forti del resto dei rilievi sollevati illo tempore dalla Corte dei Conti sul bando pubblicato da De Luca, che sollevava dubbi proprio sui ricavi dei privati.
Non solo. I promotori del sit in chiedono anche che «la ripubblicizzazione delle fonti regionali deve essere accompagnata da una modifica della legge regionale 15/2015, da una “moratoria” sulle privatizzazioni dei Distretti Idrici di Benevento, Caserta e Napoli Nord e dalla “salvaguardia” della gestione pubblica di Abc Napoli e di Alto Calore Servizi».
Ed è proprio sul destino della società pubblica, gestore del servizio idrico a Napoli, che potrebbe vacillare l’intesa con Manfredi (che in consiglio comunale ha dovuto più volte ritirare la proposta di delibera sulla privatizzazione della società) o con i comitati venendo meno alle promesse. Dipende solo dalle scelte di Fico decidere chi “tradire”.

