Domani la Corte d’Appello di Salerno dovrebbe terminare la verifica dei verbali elettorali, così che entro dieci giorni potrà essere convocato il primo consiglio comunale. Dove, al posto degli otto assessori nominati da De Luca, entreranno Alessandra Francese, Eva Avossa e Manuela Maria Siniscalco per i Progressisti, Felice Santoro e Pasquale Criscito per la civica “A Testa Alta” e Marco Mazzeo, Filomeno Di Popolo e Giovanni D’Avenia rispettivamente per “Salerno per i giovani”, “Avanti Psi” e “Cristiani Democratici”.
Ma a tenere banco è sempre la questione legata all’elezione del presidente della civica assise, carica ambita da almeno cinque consiglieri ma su cui deciderà, come è nel suo stile, il sindaco Vincenzo De Luca che sembra abbia già ricevuto ufficialmente la richiesta di autocandidature giunte da alcuni degli uomini di maggioranza.
Come quella di Horace di Carlo che, secondo indiscrezioni, pare si sia autoproposto già qualche giorno dopo la proclamazione ufficiale del sindaco. De Luca però avrebbe frenato subito le sue aspettative. Il motivo? Gli interventi di Di Carlo nell’ultimo consiglio comunale guidato dal dimissionario Enzo Napoli, non sempre allineati alla linea della maggioranza, non garantirebbero quella fiducia di cui il cinque volte sindaco di Salerno ha bisogno per dimostrare unità e compattezza: stavolta più che mai visto che tra le file dell’opposizione siedono politici di vecchia data – come Franco Massimo Lanocita – e di primo pelo (ma non per questo ignari della materia) – come Gherardo Maria Marenghi e Armando Zambrano – che daranno filo da torcere alla nuova amministrazione.
Dunque De Luca non può permettersi di commettere errori di valutazione: il presidente del consiglio dovrà essere una persona di cui si fidi ciecamente e che riesca a far convergere i voti dell’intera maggioranza senza il rischio che si possa consumare uno strappo interno che indebolisca la compagine politica dinanzi agli occhi degli avversari.
L’imperativo categorico dunque è di evitare che i franchi tiratori della sua stessa maggioranza (che sa benissimo esserci sempre) possano trasformare l’elezione del presidente del consiglio comunale in un caso politico. Perché perdere anche solo un voto dei suoi ventuno “soldati” significherebbe rendere più vulnerabile la sua coalizione anche nei mesi a venire.
Ecco perché l’ex governatore avrebbe già cominciato a fare le prime scremature tra gli autocandidati e sembra che dopo il no a Di Carlo sia arrivato forte e chiaro anche il diniego allo slancio di Fabio Polverino e Giuseppe Zitarosa. Quest’ultimo in particolare sarebbe fuori dalla rosa, perché un eventuale nuovo incarico significherebbe premiare troppo una lista (che ha già un assessore) rispetto ad un’altra. A questo punto resterebbero in lizza Luca Sorrentino (nella foto in alto) e l’uscente Angelo Caramanno per i Progressisti.
I rumors raccontano che sarebbe anche difficile fare una scelta tra le donne: soluzione che avrebbe potuto bypassare l’ostacolo. Ma anche in questo caso ci sarebbero dei problemi, perché – escluse le neo elette come Simona Calzaretti, la partita dovrebbe giocarsi tra Vittoria Cosentino ed Eva Avossa. La prima però potrebbe entrare in giunta se e quando De Luca deciderà di mollare una delle deleghe che ha tenuto per sé, mentre l’elezione dell’Avossa rischierebbe di alimentare ulteriori frizioni interne dal momento che è una ripescata: criterio, che se seguito, penalizzerebbe anche gli altri.

