Hanno continuato a tombare rifiuti nonostante l’indagine

SALERNO – Da ottobre 2023 a maggio 2024, la società Peppotto-Fer di Villa Literno di Giuseppe Figari (sottoposto ad obbligo di dimora) è riuscito a far conferire allo Stir di Battipaglia quasi 363mila tonnellata di rifiuti pericolosi fatti passare per rifiuti urbani e risparmiando poco più di 78mila euro se lo smaltimento fosse stato legale.


La società ci è riuscita grazie all’accordo con la Polimec di Giovanni Moccia (ai domiciliari), a cui conferiva scarti edili contrassegnati con un codice rifiuti fasullo e che riusciva così ad abbattere i costi di circa 164mila euro. Risparmio illecito che ha raggiunto la cifra di circa 230mila euro se si considera che la Polimec aveva chiuso lo stesso «accordo» anche con la CDR di Pagani (intestata ai fratelli Bernardo e Bruno De Prisco, il primo ai domiciliari mentre il secondo obbligo di dimora) e la MocciaFer di San Giuseppe Vesuviano di Franco Moccia (obbligo di dimora).


Secondo la procura di Salerno, protagonista del traffico illecito era la ditta di Giovanni Moccia che aveva a «libro paga» anche trasportatori e dipendenti della ditta Sarim che gestisce i rifiuti in molti comuni campani.


I dipendenti della Sarim, Domenico Coppola, Salvatore Agovino e Gaetano Crescenzo (ai domiciliari), avrebbero ammesso le loro responsabilità agli inquirenti durante gli interrogatori del 25 novembre scorso.
I dipendenti avrebbero escluso la responsabilità dell’amministratore della Sarim, Giuseppe Raia.


Ha negato invece qualsiasi coinvolgimento Giuseppe Imbembo (ai domiciliari), il proprietario dell’azienda suinicola di Roccadaspide limitrofa al terreno in cui venivano tombati i rifiuti e che – secondo il colonnello dei Noe di Napoli Pasquale Starace, era diventato «un ricettacolo». Le sue dichiarazioni – scrive il gip – sarebbero però state smentite dalle immagini riprese dai droni dei carabinieri.


Anche Giovanni Moccia, così come Ilario Vernieri e Vincenzo Coppola (ai domiciliari), avrebbero in parte ammesso le contestazioni mosse dalla procura negli interrogatori di fine novembre.


Tuttavia, sostiene il gip, le misure cautelari vanno applicate vista la «l’acquisita professionalità a delinquere e un’intensa capacità criminale». Sia Moccia che Vernieri che Bernardo De Prisco, già nel 2021, sono stati indagati per altre reati simili. Anche fuori dalla Campania: è questo infatti uno dei secondi capitoli dell’inchiesta campana sul traffico illecito di rifiuti, su cui si continua ad indagare.
C’è infatti un altro motivo che ha spinto il gip a confermate le richieste cautelari: dopo la chiusura delle indagini sul capitolo campano, gli indagati avrebbero continuato a smaltire illecitamente i rifiuti.


L’area di Roccadaspide era stata già sequestrata. Tuttavia continuava il traffico verso lo Stir di Battipaglia.
Intanto, arriva la nota di Legambiente Campania che plaude al lavoro degli inquirenti, ma nello stesso tempo ricorda pure che la Campania detiene ancora purtroppo il primato della regione in cui si commettono più ecoreati.

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