Stavolta il “cordone ombelicale” che teneva uniti l’ex governatore della Campania (e sindaco di Salerno per 4 mandati) Vincenzo De Luca e il popolo del tifo salernitano sembra essersi rotto in modo definitivo. Che De Luca non eserciti più la stessa “influenza” sull’immaginario collettivo dei salernitani era emerso in tempi non sospetti quando – in occasione delle elezioni politiche del 2018 – il figlio Piero fu sonoramente “bocciato” dalle urne cittadine, finendo addirittura terzo nel proporzionale e dovendo far ricorso ad uno dei collegi blindati del Pd in quel di Caserta, dove poi scattò il seggio in Parlamento. Dalla politica al calcio il passo è alquanto breve. E chi ha buona memoria non può non ricordare i rapporti non idilliaci tra lo stesso De Luca (allora sindaco) e i vari patron della Salernitana, a partire da Aniello Aliberti, passando per Antonio Lombradi e toccando anche l’era Lotito-Mezzaroma. Anzi proprio in occasione della venuta a Salerno dei due imprenditori romani – a seguito del fallimento del 2011 – De Luca si sfogò in diretta tv contro una parte degli ultras Salerno sulla questione del simbolo (il cavalluccio), dei colori sociali e della denominazione, etichettandoquelli che contestavano Lotito come “inceppati”.
Da allora sono trascorsi altri 15 anni ed il legame tra l’ex presidente della Regione e la curva degli ultras non si è più rinsaldato. Venendo così ai giorni nostri, con la telenovela della cessione della Salernitana al patron di Olidata Rufini (attualmente in stand by), le dichiarazioni di Danilo Iervolino che di recente ha tirato in ballo proprio le istituzioni politiche locali affinchè indichino un suo possibile successore alla guida della società granata e la risposta piccata di De Luca in merito alla realizzazione del campo Volpe e del restyling dello stadio Arechi, lo strappo è stato inevitabile. Gli ultras, che pubblicamente solo qualche settimana fa avevano ribadito che ad elezioni celebrate avrebbero fatto sentire forte la propria voce, hanno sciolto ogni riserva e si sono schierati apertamente contro Vincenzo De Luca, ritenendolo – andando a leggere a fondo la questione – responsabile (in quota parte) del pessimo periodo che sta attraversando la Bersagliera, non certamente per i risultati sul campo, ma per come si siano degradati i rapporti tra il Comune e Iervolino all’indomani della seconda salvezza consecutiva in serie A. Da quel momento in poi – era l’estate del 2023 – con l’annuncio che il nuovo Arechi lo avrebbe fatto la Regione, fu guerra fredda con la proprietà della Salernitana. Ieri pomeriggio gli striscioni contro De Luca sono apparsi in otto punti diversi della città, toccando in pratica tutti i quartieri. E’ finita un’epoca. E ora cosa accadrà? Di certo quello di ieri è solo il primo capitolo di una nuova “guerra fredda” in città. Con tanto di “muro”.

