Si sono sfidati a suon di numeri su ecoballe, raccolta differenziata e costo della Tari. Hanno trovato una inaspettata convergenza sul destino del termovalorizzatore. Hanno fatto passerelle e proclami in Terra dei Fuochi, però si sono dimenticati di un’altra grande emergenza ambientale: il fiume Sarno.
Il candidato del campo largo, Roberto Fico, in verità, ne ha parlato il 5 novembre scorso in occasione di una passeggiata elettorale a Torre Annunziata con il sindaco Corrado Cuccurullo, durante la quale ha promesso ai cittadini che – una volta al governo della Campania – emanerà una legge per sospendere le licenze alle aziende che sversano nel fiume. Così come provvederà a far sì che le acque reflue degli impianti industriali dovranno confluire nel depuratore prima di essere sversate nelle fogne.
Il candidato di centrodestra Edmondo Cirielli, invece, non ha ancora speso una parola sul fiume Sarno. Sicuramente lo hanno fatto per lui i candidati consiglieri della sua coalizione che abitano nei territori attraversati dal lungo corso d’acqua, ma l’ultimo intervento sul caso del viceministro risale al 2018. Governo giallo-verde, ministro dell’Ambiente Sergio Costa (che da ex generale dei carabinieri si spese molto sulla Terra dei Fuochi), ministro della Salute, Giulia Grillo.
Cirielli, dai banchi dell’opposizione, chiese loro di approvare un decreto per la bonifica e il ripristino delle condizioni minime di sicurezza ambientale e sanitaria del fiume Sarno.
Costa aveva elaborato un “Master Plan Bacino fiume Sarno”, che prevedeva interventi di rimozione dei rifiuti lungo il corso del fiume ed il censimento ed il monitoraggio costante degli scarichi con l’aiuto delle forze dell’ordine. Prometteva il ministro di non «fare sconti a nessuno» perché «il risanamento del fiume Sarno non deve conoscere deroghe».
Infatti, dal 2005, anno in cui il governo Berlusconi inserì – con una legge – il Bacino fiume Sarno nell’elenco dei siti di interesse nazionale che andavano bonificati, il livello di inquinamento del fiume non diminuì e gli impianti industriali (conservieri e concerie) continuavano comodamente a sversare lì le loro acque reflue. Eppure la commissione d’inchiesta voluta dal Senato nel 2003 sullo stato di inquinamento del fume aveva rivelato la presenza di sostanze e materiali tossici nelle sue acque.
Poi, a gennaio del 2013, la gestione del caso Sarno – perchè ormai il fiume era diventato un caso internazionale – passò alla Regione. Vincenzo De Luca, governatore da tre anni, aveva ereditato un accordo stipultato nel 2004 con l’Associazione Nazionale delle Industrie Conserviere per ridurre l’impatto ambientale e l’impegno delle aziende di collegare i propri scarichi industriali alla rete fognaria, eliminando il rilascio diretto di rifiuti nei fiumi.
Due giorni fa, è stata sequestrato un impianto di macellazione di carni che non ha rispettato l’accordo e uno studio recente sulle acque ha fatto emergere ancora la presenza di metalli pesanti.

