NAPOLI – Discrezionalità? No, grazie.
Certe cose non possono essere decise unilateralmente. Neanche se la decisione è del presidente della Regione. Neppure se la legge glielo permette e nonostante la sua scelta sarebbe comunque stata vincolata da paletti (cioè requisiti) chiari e precisi.
Sembra proprio che siano state queste le parole usate da Roberto Fico quando gli è stato chiesto perché abbia cancellato la cosiddetta “legge del presidente”, una norma che introdusse l’allora governatore Antonio Bassolino nella finanziaria del 2004: la legge numero 28 del 24 dicembre 2003 che approvava il bilancio consuntivo.
E che, col tempo, fu ribattezzata con il nome di “legge del presidente” perché Bassolino aveva creato una sorta di fondo speciale (creato però con risorse ordinarie) per la cultura volto a finanziare le manifestazioni tradizionali e culturali (appunto) dei comuni campani.
Il fondo era di quasi un milione di euro e, per accedere ai contributi, bisognava farne richiesta. Richiesta che veniva valutata dal presidente – in base alla corrispondenza o meno dei requisiti previsti dalla norma – e, infine, accordata in base ad una sua scelta discrezionale.
La “legge del presidente” è resistita alla giunta Caldoro (che l’ha mantenuta intatta) e anche alle due giunte De Luca.
L’ex governatore però le ha apportato qualche modifica: ha aumentato le risorse a quasi due milioni di euro ed ha trasferito la discrezionalità di scelta in capo alla Scabec, la società in house della Regione di cui Fico ha di recente bloccato il bando per la nomina del direttore.
Qualche giorno fa, invece, il presidente ha deciso che la legge che fu di Bassolino andava cancellata.
Avrebbe riferito ai suoi che non se la sentiva di effettuare scelte così personali (quindi politiche). Ad esempio, perché elargire un contributo alla manifestazione culturale di un comune piuttosto che di un altro, se entrambi gli eventi rispondevano ai requisiti richiesti dalla legge?
Meglio allora, togliersi dall’imbarazzo, e cancellare la legge.
Sembra però che questa sua decisione non si stata presa troppo bene dai consiglieri regionali. Finanziare una manifestazione di uno specifico territorio – e la relativa associazione o ente pubblico che ne è promotore – rappresentava agli occhi dei consiglieri comunque un segnale di vicinanza, interesse e promozione del territorio di provenienza.
E sembra anche che, almeno in un primo momento, Fico si sia pentito della sua decisione. Ma i due milioni restano sempre nel fondo cultura e lui sia tolto dall’imbarazzo.

