Federconsumatori: “Indagare anche su Pamela”

NAPOLI – Non solo Domenico, ma anche Pamela. L’esposto di Federconsumatori accende apre una pagina nera sul Monaldi e sul sistema sanitario regionale. Ma la procura di Napoli conferma che sta indagando solo su Domenico.


«Siamo testimoni di un’azione istituzionale e burocratica – ha detto il presidente Giovanni Berritto – che agirebbe in sfregio ai normali iter, facendosi beffa presuntuosamente di tutte le norme, anche di buon senso, a tutela dei cittadini, e offrendo la tremenda impressione di un sistema che si sente superiore alle regole e le declina a suo piacimento. Un sistema guasto nell’insieme, che mostra quanto la responsabilità sia condivisa su più livelli, sebbene con diversi livelli di gravità. Chiedere giustizia in questo caso vuol dire riparare questa stortura e restituire a tutti, specialmente ai più piccoli e vulnerabili di noi, il sacrosanto diritto alla salute».


«Abbiamo fallito. Dopo il caso di Pamela – ha affermato l’avvocato dell’associazione Carlo Spirito – ci eravamo ripromessi di mettere al sicuro i futuri piccoli pazienti e difendere il loro diritto alla salute. Le carte oggi ci confermano che avevamo ragione. Abbiamo fatto tutto il nostro dovere di associazione di tutela, ma non è bastato. Domenico ci dice che abbiamo fallito lo stesso».


L’esposto presentato da Federconsumatori parte da lontano. Dalla morte della piccola Pamela Dimitrova, avvenuta ad agosto del 2024, per via di un’infezione contratta durante il ricovero al Monaldi, durato 17 mesi, in attesa che le venisse trapiantato un cuore.
Domenico, come Pamela, era ricoverato nel reparto destinato agli adulti, perché il Monaldi – come sottolinea Federconsumatori – non ha un reparto di cardiochirurgia e trapiantologia pediatrica.


«Ci sarebbe un cronoprogramma concordato con il Centro nazionale Trapianti – spiega Berritto – che prevedeva la realizzazione del reparto dedicato ai trapianti entro marzo del 2025. Deadline chiaramente disattesa».


Non solo. Manca una terapia sub-intensiva per i pazienti in uscita da terapia intensiva dopo il trapianto e l’associazione si chiede «come mai si è proceduto all’attività di trapiantologia pediatrica nello stesso momento in cui il reparto di cardiochirurgia pediatrica era in rifacimento». Ma anche perché la Regione Campania non abbia effettuato una «valutazione dei volumi di attività dei reparti» da cui si sarebbe potuta rendere conto che «dal 2019 al 2024 l’unità operativa a cui è stata affidata la trapiantologia pediatrica risultasse aver effettuato un solo intervento?». Forse perché «non era stato accreditato come centro trapianti».

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