Ieri mattina è arrivata l’ordinanza che vieta ai ristoratori di Napoli di vendere cozze crude.
«Ci atterremo strettamente al divieto perché la nostra priorità è tutelare il cliente, al di là delle eventuali ripercussioni economiche che ne possono derivare». Rita Fummo (nella foto), titolare del ristorante “Ciro a Mergellina”, va anche oltre il divieto imposto dopo l’intensificazione dei controlli sulla filiera dei molluschi da parte della Regione Campania per via dell’aumento dei casi ricovero da epatite A registrati negli ultimi due giorni all’ospedale Cotugno.
«Rispettiamo da sempre le norme di sicurezza alimentare – aggiunge Rita – e da sempre compriamo pesce crudo certificato così come richiesto dalla normativa sulla tracciabilità. Però, dato il particolare momento, abbiamo deciso di evitare di comprare le cozze perché non si può mai essere certi, ma soprattutto perché ci rendiamo conto della paura generale che può diffondersi tra le persone».
Tra i ristoratori napoletani, del resto, vige una regola ben precisa, che Rita Fummo sintetizza molto chiaramente: «Anche noi mangiamo quello che vendiamo nel nostro ristorante, quindi i prodotti devono essere certificati e di qualità». Effettivamente la spigola fritta di “Ciro a Mergellina” è qualcosa che, una volta provata, non si dimentica.
Ma c’è un’altra regola che vale per i ristoratori napoletani: “per colpa degli sbagli di qualcuno ne risentono anche tutti gli altri».
Detta in dialetto fa di certo più effetto, soprattutto se a pronunciarla è Alfonso Peluso del ristorante “A Figlia d’ò Marenaro”, diventato il punto di riferimento della zuppa di cozze.
Alfonso alla zuppa non ci rinuncia e ieri mattina a mezzogiorno aveva già ottanta prenotazioni ed era nel meglio della preparazione.
«La gente ci conosce, sa che lavoriamo con coscienza- dice Alfonso -. Sono gli altri che devono chiudere, gente furba che lavora senza scrupolo e per colpa loro noi ne paghiamo le conseguenze».
Intanto ieri l’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno di Portici, che lavora a stretto contatto con il Settore Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica e Veterinaria della Direzione generale per la Tutela della Salute della Regione sul monitoraggio dell’andamento dei contagi, ha confermato che la contaminazione dell’Epatite A è partita dal mare. Su 142 campionamenti fatti, otto sono risultati positivi di cui sette riscontrati sulle cozze ed uno sulle ostriche, che provenivano dagli allevamenti di Nisida, Bacoli e Varcaturo: tutti bloccati.

