Elezioni e camorra, arrestati sindaco e vice

Voto di scambio politico-mafioso, induzione indebita a dare ed avere utilità, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale. Sono queste le accuse della Dda di Napoli nei confronti dei vertici dell’amministrazione comunale di S. Maria a Vico, in provincia di Caserta. Il sindaco Andrea Pirozzi, il suo vice Veronica Biondo, il consigliere di maggioranza Giuseppe Nuzzo e l’ex assessore Marcantonio Ferrara sono ai domiciliari da ieri mattina. Mentre in galera sono finiti due esponenti apicali del clan camorristico Massaro, Raffaele Piscitelli e Domenico Nuzzo.
Nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Giovanni De Angelis sono elencati incontri, riunioni, telefonate e cene che, secondo gli inquirenti, sono la prova di un intreccio tra politica e camorra che avrebbe condizionato l’esito delle amministrative del 2020 e l’assegnazione di appalti. E che, poche ore prima della presentazione delle liste per le regionali, avrebbero – anzi hanno – stoppato la campagna elettorale di Veronica Biondo, candidata con Forza Italia, prima ancora che cominciasse.
Il «patto criminale»
Il 18 agosto 2020, un mese prima delle comunali, Clemente De Lucia (persona di fiducia di Raffaele Piscitielli secondo i collaboratori di giustizia) illustra al sindaco uscente e ricandidato, Andrea Pirozzi, e alla futura vicesindaco Veronica Biondo l’accordo sulle intezioni di voto. Domenico Nuzzo (considerato vicino al clan) indirizzerà i suoi voti su Marcantonio Ferrara (che diventerà poi assessore al commercio), mentre Di Lucia sosterrà Giuseppe Nuzzo (consigliere di maggioranza). Entrambi farebbero convogliare le preferenze per la quota rosa su Biondo. Una settima dopo De Lucia annuncerebbe a Biondo la nomina a vicesindaco. Mentre il giorno prima delle votazioni, rassicurerebbe lo stesso Pirozzi sulla rielezione. Il risultato delle urne conferma le sue parole. Pirozzi viene rieletto. Veronica Bianco diventa vicesindaco con 1.522 preferenze contro le 471 del 2015. Ferrara prende 521 voti contro i 196 del passato e Giuseppe Nuzzo 651 (contro 250). Buona parte delle preferenze arriverebbe dalla sezione dela zona San Marco, roccaforte dei Piscitelli.
La moneta di scambio
Ai precedenti concessionari era stato revocato l’appalto per l’ampliamento e la gestione del cimitero: la cosa doveva essere sistemata con un «accordo transattivo» con il Comune, perché Piscitelli poteva ricavare qualche migliaia di euro dall’intermediazione intercorsa con l’amministrazione. Ma non se ne farà nulla perché erano arrivati alcuni esposti. Piscitelli voleva gestire anche il chiosco in piazza San Marco e organizzare una fiera settimanale: Di Lucia chiede a Biondo il rilascio dell’autorizzazione e la vicesindaco contatta anche un consigliere comunale. Sul terreno però c’è una destinazione agricola: il 12 agosto 2021 il consigliere Nuzzo si impegnerebbe con Di Lucia a modificare il regolamento comunale. Raffaele Piscitelli vorrebbe realizzare finanche un impianto di cremazione: Di Lucia contatta Nuzzo che, a giugno 2021, lo informa che il sindaco ha illustrato la proposta al gruppo consiliare di maggioranza e che, per realizzarlo, si dovrà approvare una variante al Piano urbanistico comunale.
C’è poi da sistemare la gestione del campo sportivo affidata ad Antonino De Matteo (fratello del pregiudicato Andrea) senza autorizzazione e adoperarsi per il trasferimento della moglie di De Lucia che insegna a Roma, ma desidera avvicinarsi a casa.

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