Ecco come si arrivò al fallimento della Ifil

SALERNO – Tra i tanti «fattori» a difesa «dell’estraneità» di Piero De Luca al dissesto della società di Mario Del Mese (che aveva lavorato nei cantieri di piazza della Libertà e della Cittadella Giudiziaria, oltre che dell’Amato Re) ci sarebbe quello temporale.


Cioè i tre anni che – ricorda il professore Castaldo in aula – intercorrono tra l’inizio delle indagini sulla Ifil (2012) e la sentenza di fallimento (2015).

Nel mezzo – ricorda il difensore di Piero De Luca – ci sono anche i due rigetti del Tribunale Fallimentare di Salerno alla richiesta di fallimento avanzata dall’allora pm Vincenzo Senatore, che si era occupato anche del crac del pastificio Amato e dell’immobiliare Amato Re.


Effettivamente gli anni sono tre ed anche i rigetti in primo grado sono stati due, ma il 21 dicembre 2012 il secondo reclamo del pm viene accolto e l’udienza in appello viene fissata l’11 aprile 2013.


Frattanto i beni della Ifil sono stati messi in vendita sul sito online Subito.it (un ramo d’azienda non sequestrato, una cucina, un paio di lampade, qualche poltrona ed un divano), Mario Del Mese (nella foto) ha patteggiato e restituito anche l’auto intestata alla società.


Intanto comincia il processo ma la prima udienza viene subito rinviata perchè il presidente del collegio Francesco Paolo Ferrara decide di nominare un consulente tecnico.

Vincenzo Abate assume così l’incarico di scavare nelle carte della Ifil e deve depositare la sua relazione sulla capacità patrimoniale della società almeno un mese prima della successiva udienza fissata per l’11 luglio 2013.

Quando però la polizia giudiziaria su mandato della procura va in cancelleria a ritirare la perizia, la relazione del consulente non c’è e il fascicolo sulla Ifil non si trova.


La pg allora scrive al pm «fascicolo fuori posto»: sarà rinvenuto qualche giorno dopo in un posto diverso da dove doveva essere tenuto.

Trovate le carte si presenta un altro intoppo: il ct nominato dal collegio d’Appello chiede 120 giorni di proroga per il deposito della sua relazione e lo chiede in due tempi (prima 90 e poi 30 giorni). Il presidente Ferrara autorizza entrambe le richieste e la relazione di Abate viene depositata il 15 maggio 2014. Il mese successivo ci sarà la terza udienza ma nelle nuove carte c’è il colpo di scena.


A differenza di quanto ritenuto dal Tribunale Fallimentare, il consulente tecnico dice che la situazione patrimoniale della Ifil è critica, riconosce i debiti verso l’erario, i fornitori e l’Inps ma dice pure che la società può contare sul credito vantato nei confronti dell’Amato Re di 178 mila euro.

Credito però mai contestato dal curatore dell’immobiliare della famiglia Amato, Enrico Lanzara, che più volte aveva dichiarato di non poter mai essere soddisfatto perchè l’immobiliare non è riuscita a vendere all’asta i propri beni.


L’udienza viene rinviata di nuovo al 16 giugno 2014 e poi al 27 novembre successivo.


Ma bisognerà aspettare il 18 marzo del 2015 per la sentenza definitiva di fallimento. E sarà allora che il pm, che aveva già chiesto il processo per De Luca jr e Del Mese, contesterà il reato di bancarotta fraudolenta.

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