I palloncini bianchi che volano nel cielo sulle note della canzone “Guerriero” di Marco Mengoni, gli applausi lunghissimi e le lacrime delle duemila persone che hanno affollato il Duomo di Nola e la piazza antistante.
Bambini che stringono tra le braccia dei peluche, mamme con la maglietta su cui è stampato il volto sorridente di Domenico, anche lui abbracciato ad un peluche. Le urla della folla che chiede giustizia. «Passatevi una mano per la coscienza tutti», «Dio esiste. Chi ha colpa, pagherà».
I messaggi dei bambini affissi ai muri della chiesa: «Ti immagino che corri tra gli angeli», «Eri un bambino speciale». «Troverai tanti angeli che giocheranno con te», «Ti voglio bene».
Alle quattro e dieci del pomeriggio mamma Patrizia Mercolino scende le scale del Duomo con gli occhi pieni di lacrime. Al suo fianco ci sono il presidente della Regione, Roberto Fico (che è rimasto con lei fino alla fine delle esequie) ed il prefetto di Napoli, Michele Di Bari.
Dietro di loro il feretro del piccolo Domenico chiuso in una bara bianca che solo a guardarla spezza il cuore. Quel cuore che a quel piccolo bambino non funzionava bene fin dalla nascita, che aveva bisogno di essere sostituito con uno perfettamente funzionante. Non danneggiato come quello ghiacciato che gli è stato impiantato il 23 dicembre scorso al Monaldi e che gli ha provocato la morte.
Ma se le indagini continuano e la procura ha già messo sotto inchiesta le due equipe che hanno effettuato l’espianto e poi l’impianto, ieri è stato il momento del dolore e dell’ultimo saluto a quel piccolo «guerriero» – come più volte lo ha chiamato mamma Patrizia – che ha combattutto fino alla fine per restare in vita. Prima di lasciarsi andare con una lacrima «una sola lacrima – come scrive nella sua lettera il cardinale Mimmo Battaglia -. Una sola. Non un grido. Non una richiesta. Una lacrima come eredità».
L’eredità di Domenico è la forza di mamma Patrizia, che alla fine della cerimonia religiosa, ha trovato ancora il coraggio di salire sull’altare e ringraziare tutte le persone presenti.
A cominciare dalla premier Giorgia Meloni, che è arrivata a Nola poco prima delle tre di pomeriggio, subito dopo aver terminato una riunione sulla situazione in Medio Oriente, solo per abbracciare mamma Patrizia e ricordarle la sua vicinanza.
L’eredità di Domenico è la speranza di mamma Patrizia che il suo bambino non sarà dimenticato. «Se si è mossa tutta questa folla – ha detto – è grazie a Domenico, al suo sorriso, ai suoi occhioni, alla sua dolcezza. Spero che questo non sia l’ultimo giorno per ricordarti. Ti amo cuore di mamma».
L’eredità di questo piccolo guerriero è nell’abbraccio tra mamma Patrizia e la direttrice dell’azienda ospedaliera dei Colli – da cui dipende il Monaldi – Anna Iervolino. «Nessuno lo dimenticherà», le ha detto la manager stringendola. «Devono pagare solo quelli che hanno sbagliato, non tutti i medici del Monaldi», le ha risposto Patrizia.
Intanto, l’avvocato Francesco Petruzzi ha annunciato di aver presentato un esposto all’ordine dei medici di Cosenza e Benevento nei confronti del primario Guido Oppido e della dottressa Gabriella Farina per la «mancata comunicazione dell’esito dell’intervento» e ha svelato l’esistenza di una lettera anonima antecedente alla comunicazione del trapianto andato male.
Ma, come ha ricordato il vescovo di Nola Francesco Marino nella sua omelia, «la sofferenza non si cura con il risentimento». Avere giustizia però è un diritto ed un dovere.

