Di Lorenzo: “Basta con la retorica. De Luca non è mai andato via”

Venti anni fa avrebbe mai pensato che un giorno si sarebbe candidato?
«Ma neanche l’anno scorso! Poi però è arrivata la proposta e poi ne è arrivata un’altra, ed io mi sono sentito di dare il mio aiuto in qualunque veste, perché mi dispiace vedere la città, che ho contribuito a far crescere, ridotta così».

Alberto Di Lorenzo non ha bisogno di presentazioni. Dirigente del Comune per decenni, prima di trasferirsi a Roma al fianco di Virginia Raggi.

Come si è ridotta la città?
«È in declino totale. Pensi che nel 2024 è stata chiusa l’unica biblioteca pubblica, quella di Villa Carrara, per questioni di funzionigramma».
Cioè?
«Quando la gestione della biblioteca è passata dal settore della Pubblica Istruzione aa Affari generali non si è stati in grado di di attribuire ruoli, mansioni e competenze. Così quando l’unica dipendente del settore Pubblica Istruzione ha lasciato il proprio posto nessuno l’ha sostituita e la biblioteca è stata chiusa».

Sta dicendo che al Comune di Salerno non ci sono più i dirigenti di una volta, lei compreso?
«Assolutamente no. Sono tutte persone valide, ma il dirigente è colui che deve attuare la decisione che proviene dall’organo politico nel rispetto della legge e senza poter dare un suggerimento».

Quindi al Comune non c’è più la classe dirigente politica di una volta?
«C’è una classe politica che non ha saputo tradurre in concreto le esigenze dei cittadini».

La nuova classe dirigente politica corrisponde all’ascesa politica di Piero De Luca?
«Sicuramente il Comune è passato sotto la direzione di uomini che fanno riferimento a lui: e questa è una cosa legittima. Ma evidentemente non avevano maturato abbastanza competenze nel campo».

Ora, però, suo padre Vincenzo dice che “la ricreazione è finita”. Ce l’ha con loro?
«Basta con questa retorica antica. Chi negli ultimi anni ha amministrato questa città lo ha fatto sempre nel nome di Vincenzo De Luca. È un dato inoppugnabile che tutti quelli che si sono avvicendati sono suoi uomini di riferimento che, tutti i venerdì pomeriggio, andavano nell’ufficio del Genio Civile. Vincenzo De Luca non se ne è mai andato e, se avesse voluto intervenire prima del declino lo avrebbe fatto».

Lei ha lavorato fianco a fianco con De Luca, condividendo anche il peso dei processi, come è possibile che si candida in una coalizione opposta?
«Dai processi ne sono uscito sempre assolto e l’esperienza del Tribunale mi ha segnato molto, non in termini negativi, perché chi fa il mio lavoro è giusto che debba dare conto di ciò che fa. Ma adesso sono in pensione e mi sento un uomo libero che ha deciso di incanalare la sua passione in una cosa nuova che, per uno che ha fatto il dirigente, poi tanto nuova non è».

Qualcuno però potrebbe obiettarle che anche lei è stato determinante nel disegno urbanistico della città.
«Non mi pento di nulla di ciò che ho fatto. Anzi, dal 1994 al 2007 è stato fatto un lavoro esaltante dal punto di vista delle opere pubbliche. Basti pensare al Parco del Mercatello, alla villa comunale, al primo cinema multisala: opere utili per i cittadini».

Poi si è passati alle grandi opere delle archistar. Perché?
«Dopo l’approvazione del piano regolatore, ho cominciato ad essere un pò critico su certe cose».

Il Crescent ad esempio?
«Non mi è mai piaciuto architettonicamente, ma senza l’apporto dei capitali versati al Comune non avremmo pouto riqualificare la zona delle Chiancarelle. Ma la piazza è uno scandalo: 100 milioni spesi e non si è pensato a pulire fognature e tratti interrati. Ma penso anche a Viale Porta Est, dove è sfumata la possibilità di un Pip nautico perché non c’è un pontile che consente l’accesso al mare».

E Porta Ovest?
«Una scelleratezza. Non è stata neanche progettata la viabilità».

Il porticciolo di Pastena?
«Non è utile ai salernitani».

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