SALERNO – Ha compiuto 80 anni da poco ed ora si gode la pensione. Ma il suo nome non può non legarsi a quello della Torre Cardiologica di Salerno, di cui è stato il padre putativo non senza enormi sacrifici. Ed ancora oggi, a distanza di oltre dieci anni, quando si nomina Giuseppe Di Benedetto il pensiero di tutti va alla Torre.
Professore, che notizie le giungono dal reparto di cardiochirurgia?
“Purtroppo mi riferiscono che si lavora poco e non molto bene. La situazione è deprimente, ma è normale. Dopo tutto quello che è successo, le persone hanno perso fiducia nella struttura”.
Si riferisce all’addio di vari primari e anche alla vicenda della garza dimenticata da Enrico Coscioni nel cuore di un paziente?
“Il caso della garza non ritengo sia il problema principale. E’ una cosa sbagliata senza dubbio, anche perché ha determinato la morte di un paziente, ma si tratta di un errore professionale che, per quanto grave sia, resta sempre un errore”.
Qual è allora il vero problema?
“Io non sono un avvocato, però non capisco come si muove la giustizia”.
Coscioni è stato appena rinviato a giudizio per omicidio colposo.
“Appunto. Sono passati almeno tre o quattro anni da quando è scoppiata l’inchiesta con il relativo provvedimento di sospensione. La sospensione è durata un anno e poi è rientrato in reparto. Ecco, io da cittadino, mi chiedo: non poteva essere mandato a giudizio immediato anni fa. A quest’ora, forse, si sarebbe chiuso il processo di primo grado e, se fosse stato condannato, l’azienda avrebbe preso i provvedimenti opportuni, Se invece fosse stato assolto, i cittadini avrebbero avuto un’idea più chiara della situazione”.
Quindi, dice lei, avrebbero riacquistato fiducia nella struttura?
“Senz’altro”.
Quando era primario della cardiochirurgia, non ha mai valutato positivamente Coscioni. Ricordo male?
“Ho dato tre valutazioni negative. La prima è stata ammorbidita “a quasi positiva”, la seconda è stata accettata e la terza è stata sospesa quando è entrato in consiglio regionale in sostituzione di Gianfranco Valiante, che era stato eletto sindaco di Baronissi”.
Politica e sanità o politica nella sanità?
“La politica nella sanità c’è sempre stata, e l’evidenza è nel fatto che quando si blatera a destra e a manca del merito non ci si può non accorgere che la meritocrazia è seconda all’appartenenza politica”.
Se c’è da sempre, cosa è cambiato da allora?
“Prima la politica consentiva la discussione, il confronto e la valutazione. Oggi è l’imprimatur di chi detiene il potere”.
Che ha anche il potere di scegliere chi lavora con la salute dei cittadini?
“E’ questa la cosa più grave”.

