Non era presente alla cerimonia di proclamazione neanche quando nel 2015 è diventato per la prima volta presidente della Regione. Perché allora avrebbe dovuto rompere la tradizione proprio a Salerno, dove è stato eletto sindaco per la quinta volta?
Da sempre Vincenzo De Luca considera le cerimonie di proclamazione solo un rito formale privo di sostanza politica, ritenendo che sia più importante mettersi al lavoro subito. Del resto il sempre eterno sindaco di Salerno ha cominciato a girare i cantieri e le strade già nelle ore immediatamente successive alla sua elezione, nel solco del mantra che andava ripetendo già da Natale – «la ricreazione è finita» – e rispolverando il suo vecchio motto della «tolleranza zero contro i cafoni».
E poco importa se la sua assenza solleva già polemiche. «L’assenza di De Luca è una mancanza di rispetto sia per quanto riguarda l’aspetto istituzionale sia per il verdetto popolare, che forse non è stato gradito per la sua quantità», puntualizza Franco Massimo Lanocita affondando il coltello nella piaga di quel 57,88 per cento di consensi ben lontano dai risultati bulgari di venti anni fa.
Polemica a parte, però, una certa fretta di ritornare a guidare Palazzo Guerra il nuovo vecchio sindaco di Salerno ce l’aveva (e lo ha dimostrato già con le dimissioni anticipate – ma non inaspettate – del suo predecessore e successore Enzo Napoli).
Stamattina ci sarà la sua prima uscita ufficiale con la fascia tricolare: un appuntamento, quello della cerimonia per i festeggiamenti dalla Repubblica a cui De Luca non poteva assolutamente mancare. Perché, forse, non tutte le cerimonie sono delle mere liturgie.

