Dai playground di Battipaglia al tetto d’Italia. Dagli esordi da predestinato con la Pallacanestro Salerno al tricolore da tecnico dell’Olimpia Milano. A 40 anni il tecnico della Piana del Sele conquista il suo primo scudetto da allenatore, lanciando definitivamente un’altra carriera lampo iniziata in modo fulmineo dopo quella da playmaker. Le Scarpette Rosse centrano il titolo nr. 32, quello che porta inevitabilmente la firma di Poeta, che dopo le Finali conquistate alla guida di Brescia lo scorso anno alla prima stagione da capo-allenatore, quest’anno, e in corsa, è riuscito a fare addirittura meglio. Decisiva, per il titolo, la vittoria in Gara 4 contro una generosa Reyer Venezia, che dopo le due sconfitte al Forum era riuscita ad accorciare le distanze con un successo in Gara 3 sul parquet amico. Un piccolo brivido che però non ha scalfito il cammino di Brooks e compagni, capaci di imporsi in trasferta 86-72. Regalando, oltre allo scudetto, l’ultimo tassello di un primo e storico “triplete”. A settembre la formazione ancora allenata da Ettore Messina, che sulla carta aveva scelto proprio Poeta come suo successore inserendolo come associate head coach proprio al suo fianco, poi a novembre il passo indietro dello stesso Messina e la promozione “anticipata” di qualche mese. Il coach campano era stato già capace di centrare il suo primo titolo, il secondo della stagione di Milano, con il successo in Coppa Italia ai danni di Tortona. Poi la delusione per un rush finale di Eurolega non esaltante, la chiusura della regular season al terzo posto, e il grande riscatto attraverso dei playoff all’insegna della perfezione, con Reggiana, Brescia e infine Venezia.
“È incredibile, stupendo, se è un sogno svegliatemi — le sue prime parole —. È una soddisfazione incredibile far parte del primo triplete della storia dell’Olimpia che condivido con Ettore Messina che ha costruito la squadra e mi ha insegnato tanto. Un grazie alla proprietà, al mio staff, ai dottori. Nel primo anno senza Giorgio Armani un pensiero va anche a lui che mi ha voluto. Ho perso una finale scudetto, ne ho vinta un’altra con Milano oltre a una Coppa Italia ma devo crescere. Ora sono stanco e se se vedo un pallone da basket lo buco”. E, come ha sottolineato sui social Felice Naddeo, chissà cosa penserà da lassù il compianto Alfonso Siano, patron della Pallacanestro Salerno, in uno dei punti più bassi per il basket cittadino. Il suo “pupillo” Poeta campione d’Italia con l’Olimpia, Andrea Capobianco come al solito sulla panchina della Nazionale femminile, infine Marco Ramondino – vista l’assenza di Banchi – guiderà la Nazionale maschile nella finestra internazionale estiva. Tutti passati per il PalaSilvestri, che al tempo riusciva ancora a formare, prima ancora che sformare, talenti a spicchi…

