NAPOLI – Adesso che Domenico non c’è più le indagini prenderanno un’accelerata. Ci sono i dovuti accertamenti irripetibili da fare, cioè quelle attività medico-investigative che possono essere fatte solo una volta e nel più breve tempo possibile. E fino a giovedì o venerdì prossimo il corpo di Domenico non potrà essere restitutito alla famiglia per le esequie.
La salma è stata sequestrata ieri pomeriggio, su ordine della procura di Napoli, dai carabinieri dei Nas, guidati dal tenente colonnello Alessandro Cisternino, che sono giunti al Monaldi non appena appresa la notizia della morte del piccolo Domenico.
Trasferita nel secondo Policlinico, è qui che domani mattina si eseguiranno gli accertamenti tecnici irripetibili. Prima però il pm di Napoli titolare del fascicolo di indagine, nel quale sono iscritte sei persone tra medici e paramedici, dovrà nominare i consulenti tecnici che effettueranno gli accertamenti ma dovrà anche inviare i nuovi avvisi di garanzia agli indagati perché l’imputazione è cambiata da lesioni gravi ad omicidio colposo. Ieri ai medici indagati sono stati sequestrati anche i cellulari.
Intanto l’avvocato della famiglia di Domenico, Francesco Petruzzi, ha chiesto il sequestro dell’cuore danneggiato trapiantato il 23 dicembre al Monaldi.
«I nostri prossimi passi – spiega il legale – saranno cercare di capire lunedì mattina con che modalità si svolgerà l’accertamento tecnico irripetibile, perché non è chiaro se sarà fatto dalla procura o dall’ufficio gip».
Dettagli procedurali che non spostano l’attenzione sull’attività investigativa che procede a velocità spedita. L’avvocato Petruzzi lascia intendere che, dopo gli accertamenti tecnici irripetibili, l’inchiesta potrebbe far luce su altri particolari finora non emersi.
Come ad esempio l’ipotesi che il cuore destinato a Domenico fosse già danneggiato al momento dell’espianto. E ciò indipendentemente dal tipo di ghiaccio usato per il trasporto (secco o naturale) – che pure incide nella ricostruzione della catena degli errori – e dal tipo di box utilizzato per portare l’organo a Napoli.
Intanto i difensori del primario indagato Guido Oppido (che ha eseguito il trapianto, Alfredo Sorge e Vittorio Manes fanno sapere che il professore «ha fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso, e tutto quanto era umanamente possibile, per salvare la vita del piccolo Domenico, lottando contro il tempo e i minuti».

