Consiglio regionale, passa la mozione sulle preferenze. Ma a Roma lo sanno?

Se l’intenzione era di mandare un messaggio forte e chiaro a Roma, non si poteva scegliere momento migliore. Ma l’approvazione della mozione sul ritorno alle preferenze presentata dai democrat campani (prima firma Franco Picarone) e approvata ieri dal consiglio regionale stride con la linea dei rispettivi vertici di partito che, al contrario, sperano che la riforma elettorale del governo Meloni mantenga le liste bloccate così come prevede il disegno di legge appena licenziato dalla commissione Affari Costituzionali, che presto approderà in Aula accompagnato da centinaia di emendamenti.
Se non fosse stato per l’unica dem che si è astenuta dal voto, Francesca Amirante (esperta di cultura ma chiara espressione di Gaetano Manfredi), si potrebbe pensare che il Pd – ancora una volta – si presenta come un partito spaccato dalle correnti interne e che dice tutto il contrario di tutto.
In casa 5Stelle invece sembra che si giochi ancora a fare i grillini di un tempo senza accorgersi che il loro leader Giuseppe Conte è troppo impegnato a prepararsi per affrontare l’inevitabile battaglia con Elly Schlein, qualora la riforma dovesse passare con la preventiva (ed obbligatoria) indicazione del premier di coalzione. La segretaria dem è alle prese con l’elettorato Pd più progressista – e la partecipazione al Gay Pride di Milano ne è la conferma – ma cerca di ingraziarsi anche un big della politica più moderato come Romano Prodi mentre tende una mano a Matteo Renzi. Giuseppe Conte, invece, approfittando della presentazione del suo libro in giro per l’Italia, domenica ha cercato di attirare dalla sua parte addirittura Massimo D’Alema, l’uomo che anche la sinistra ha sempre guardato con sospetto. Di fronte a questi impegni, come si può pensare in Campania di rallegrarsi per l’approvazione di una mozione sulle preferenze che nessuno vuole e su cui tutti fanno gli scongiuri?
A loro cospetto il voto favorevole di Michela Rostan (Lega), in piena coerenza con la linea di Matteo Salvini, quasi passa sotto traccia.
Ma ecco il capo dell’opposizione, Gennaro Sangiuliano (Fdi) interpretare i voleri della sua premier Giorgia Meloni e ribadire che le preferenze sono sinonimo di democrazia. Qualcuno ha detto all’ex ministro che il testo di legge che arriverà in Aula mantiene le liste bloccate? Evidentemente no, visto anche il collega vicepresidente Giuseppe Fabbricatore esulta ugualmente per questa mozione.

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