Click day, la Cgil denuncia: «Truffe legate ai nulla osta»

Sono bengalesi, sono 400, sono uomini e donne arrivati in Italia nel 2022 con una documentazione regolare e – grazie al click day – in attesa di cominciare a lavorare. Ma sono stati beffati, perché il datore di lavoro – che avrebbe dovuto assumerli – ha fatto perdere le sue tracce. Ed ora, questi 400 bangalesi sono costretti a vivere in Campania in maniera irregolare, senza un permesso di soggiorno, senza un lavoro contrattualizzato e alla mercé di datori di lavoro che ne sfruttano la manodopera a nero e di proprietari di immobili che affittano le proprie case senza un contratto regolare.
«Queste persone, ad oggi, non hanno abbandonato il loro progetto di vita in Italia, e dunque continuano lavorare e risiedere sul territorio di Napoli e provincia, in una condizione di irregolarità subita – ha affermato la segretaria Cgil Napoli e Campania, Elisa Laudiero -. A nostro avviso è necessario e urgente che le istituzioni individuino i percorsi per garantire la regolarizzazione, utilizzando le norme esistenti e attivando una necessaria procedura di regolarizzazione, per evitare che diventino vittime due volte di norme, come quella del Decreo Flussi e della Bossi-Fini, che non sono affatto adeguate».
L’incognita dei dati sul sommerso
Non sono di certo 400 i bengalesi che vivono clandestinamente in Campania, così suddivisi: 197 tra Napoli e provincia, 68 nel Salernitano, 43 in provincia di Caserta, 11 nell’Irpinia e due nel Beneventano. Questi sono i dati raccolti dalle altrettante istanze raccolte dagli uffici della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli e inviate alla Cgil che, a settembre scorso, grazie alla collaborazione del consigliere aggiunto al Comune di Napoli, (che è un rappresentante delle comunità straniere nel capoluogo) hanno raccolto le loro testimonianze e segnalato il tutto alla Prefettura. Dalle istanze raccolte dalla Camera del Lavoro è emerso che, tra i principali settori lavorativi delle aziende richiedenti – poi risultate fasulle – ci sono agricoltura, ristorazione, tessile ed edilizia.
«Le indagini e i provvedimenti restrittivi emessi recentemente dal Tribunale di Napoli dimostrano che in questo sistema c’è tanta illegalità – ha aggiunto il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci – Abbiamo deciso di denunciare questa situazione proprio nelle settimane in cui il Governo sta per approvare la legge Finanziaria con cui si dovrebbero stanziare risorse per aiutare queste persone ad emergere da una situazione di illegalità che solo ora stanno trovando il coraggio di denunciare. C’è una filiera attualmente in mano alla criminalità fatto di false aspettative, nulla osta fasulli e aziende fantasma. Ed è su questo fronte – ha concluso – che l’azione della magistratura che va coadiuvata e incentivata».
Le inchieste recenti
L’ultima indagine della Dda di Napoli risale allo scorso giugno, quando in manette finirono 34 persone tra avvocati, vigili urbani, poliziotti e una quindicina di imprenditori (alcuni vicini al clan Fabbrocino).
Un giro da diversi milioni di euro per gli organizzatori che costringevano i migranti a trafile assurde: prima passavano per il Caf gestito da uno degli avvocati e poi, grazie agli accessi Spid forniti da undici imprenditori compiacenti (solo pochi ignari), che simulavano la volontà di assumere manodopera straniera, la connessione super veloce permetteva di caricare decine di domande per richiedere la regolarizzazione, scavalcando chi effettivamente ne aveva necessità. Dopo circa 30 giorni, con il silenzio-assenso arrivava il nulla osta propedeutico al visto.
Ad ottobre scorso ci sono stati i primi patteggiamenti. Altri 19 hanno scelto il rito abbreviato, mentre per quattro di loro comincerà il processo.

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