«C’è stato un continuo tentativo di delegittimazione»

Il 3 ottobre scorso qualcuno ha cercato di incendiare la porta della sua segreteria politica a Pianura. In piena estate si è scontrata con il sindaco di Portici per l’apertura di una pizzeria e, in primavera, è stata attaccata duramente dal sindaco di San Giuseppe Vesuviano, Michele Sepe (Pd) sull’approvazione del piano urbanistico comunale. E, come se non bastasse, alle sedute della commissione anticamorra che presiede da tre anni, non si presenta mai nessuno consigliere. A parte la vicepresidente ed il segretario.
Dottoressa Rescigno, qual è il motivo di queste assenze perenni?
«È una chiara forma di protesta contro una commissione che sta funzionando troppo e troppo bene. Evidentemente loro hanno ritenuto di dover prendere le distanze dai lavori miranti a ripristinare la legalità».
Loro chi?
«Sono sempre stata contestata dalla vicepresidente Lettieri e da Carmine Mocerino, su cui per garbo non ho sollevato una questione morale».
Perché la contestavano?
«Il ritornello era sempre lo stesso: la mancata competenza della commissione su certi casi. Lo dichiaravano apertamente durante i lavori. Io li invitavo a scrivere le loro lamentele, ma mai nessuno ha ha avuto il coraggio di farlo».
Neanche la sua vice, con cui ha avuto uno scontro durissimo?
«Neanche lei».
Ha mai pensato che l’isolamento della commissione sia stata un tentativo di boicottare Carmela Rescigno?
«Certamente, poco dopo la mia elezione, sono stata accusata di non avere le competenze per presiedere una commissione del genere. Che non era una bugia: io faccio il chirurgo. Ma mi sono rimboccata le maniche e mi sono messa a studiare. Comunque non è questo il motivo principale».
Quale sarebbe allora?
«Dicevano: non ci sono fondi, non esiste un budget, quindi la commissione non era tenuta a lavorare tanto. Io sono andata avanti per la mia strada ed oggi la commissione è diventata il punto di riferimento dei cittadini che vogliono denunciare l’illegalità».
Però si è riunita neanche 50 volte in cinque anni. Non è un po’ poco?
«È tantissimo. E poi non c’è bisogno del numero legale per lavorare».
Un unico progetto di legge e una trentina di audizioni. È una conseguenza della protesta?
«Premesso che molti atti sono secretati per legge, ma ho incontrato anche difficoltà nel pubblicare i documenti non secretati che, infatti, non risultano pubblicati. Dopo le audizioni è stato fatto un lavoro importantissimo grazie al tavolo tecnico composto da tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine, dalla Dia, dalla Dda e da docenti universitari».
Chi ha voluto il tavolo tecnico?
«Sono stata io e gli ho inviato tutte le relazioni e gli atti prodotti dopo le audizioni».
A proposito di audizioni, nel sito non compaiono neanche tutte le richieste di convocazione.
«Appunto. Sa quanti dirigenti della Regione ho convocato e quanti problemi ho avuto perché si rifiutavano di venire?»
Perché si rifiutavano?
«Perché bisognava fare chiarezza sui finanziamenti che l’ente elargiva ed è chiaro che il sistema si fonda sul lavoro dei dirigenti».
Sta dicendo che non ha potuto audire alcun dirigente?
«Ho dovuto lottare, ma alla fine ho ottenuto ciò che volevo, con il rischio che molti di loro finissero per autodenunciarsi».
Audizioni dei dirigenti a parte, cosa ha scoperto in questi anni alla guida della commissione?
«Di tutto: licenze edilizie illegittime, connivenze per avere appalti e finanziamenti ed irregolarità amministrative per favorire qualcuno. Senza parlare dei casi di Pompei, Portici, Nola e San Giuseppe Vesuviano. Il tutto fatto con una commissione assente perché c’è stato un continuo tentativo di delegittimare il lavoro mio e del tavolo tecnico».

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