Alle sei di ieri pomeriggio Mimi, Francesco e Dario, i tre attivisti Pro Pal arrestati sabato scorso dopo la manifestazione al Pharmexpo, a cui ha partecipato anche la casa farmaceutica israeliana Teva, sono tornati a casa. Il gip del Tribunale di Napoli, Giovanni Vinciguerra, ieri mattina ha convalidato gli arresti ma ha disposto l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria nei giorni dispari.
Il giudice ha difatti accolto la ricostruzione dei disordini fatta dalla polizia, nonostante i tre attivisti abbiano riferito di non avere nulla a che fare con il ferimento del dirigente della sicurezza che avrebbe riportato una frattura.
L’avvocato Paolo Picardi, difensore dei ragazzi, si rivolgerà al Tribunale del Riesame per chiedere non solo l’annullamento della misura cautelare disposta oggi ma anche per fornire una propria ricostruzione di quanto accaduto sabato scorso.
Tante infatti le incongruenze tra il verbale redatto dalle forze dell’ordine e le testimonianze di chi ha visto scoppiare i disordini. Contrariamente a quanto riferito dalla polizia, i Pro Pal hanno affermato che non c’è stato alcun lancio di transenne.
Ma, tra i tanti video che hanno ripreso gli ipoteci scontri, ce n’è uno in cui si vede un uomo in borghese avvicinarsi ad un piccolo gruppo di attivisti fermo davanti ai cancelli della struttura fieristica di Fuorigrotta e chiamare Dario per nome nel momento in cui gli annuncia di doverlo seguire in caserma. Il gruppo di attivisti chiede il motivo e anche lo stesso Dario non capisce il perché. Dal filmato si nota chiaramente che non c’è alcun atteggiamento aggressivo di fronte a tale richiesta, né da parte di Dario né dai manifestanti.
«Accogliamo con soddisfazione il rilascio di Mimì, Dario e Francesco – dichiara in una nota Mario Zazzaro di Sanitari per Gaza Napoli -. Ci sembra, ad ogni modo, assurda ed incomprensibile la misura dell’obbligo di firma, per una dinamica il cui svolgimento è ancora in via di definitivo accertamento. Tuttavia, questo episodio rappresenta un ulteriore e gravissimo campanello d’allarme: nelle ultime settimane abbiamo assistito a un crescendo di repressione, il cui marchio è chiaramente quello del Decreto Sicurezza. Un dispositivo politico che punta a soffocare il conflitto sociale e a criminalizzare il democratico dissenso».
La rete Spg napoletana fa sapere che continuerà la sua campagna di informazione su Teva.

