ROMA – La difesa di Valter Lavitola rilancia e chiede la scarcerazione immediata dell’ex editore, detenuto a Rebibbia con l’accusa di essere il presunto mandante dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Secondo gli avvocati, i termini di legge per la fissazione dell’udienza al Riesame sarebbero decaduti, aprendo la strada a un possibile ricorso in Cassazione. «I tempi hanno superato i quindici giorni previsti – spiega l’avvocato Sergio Cola – e per questo Lavitola dovrebbe essere scarcerato. Riproporremo la questione al Riesame e, in caso di rigetto, ricorreremo in Cassazione». La strategia difensiva si fonda sul decreto Nordio del 2023, che equipara i reati aggravati dal metodo mafioso alla criminalità organizzata, escludendo la sospensione feriale dei termini. Il gip, in una precedente ordinanza, aveva già respinto la richiesta, sostenendo che l’interpretazione proposta dalla difesa non può essere applicata alla fase cautelare, ma solo a quella investigativa. La richiesta di riesame è stata depositata il 15 agosto, gli atti sono arrivati al tribunale il 21, e l’udienza è stata fissata per il 7 settembre. In quella sede Lavitola dovrebbe presentare dichiarazioni spontanee e una memoria difensiva. Non si esclude che possa sostenere che Ranucci avesse già maturato una “presa di coscienza” sul presunto mandante dell’attentato prima del suo arresto. Intanto, gli avvocati bollano come «illazioni» le notizie circolate su presunte chat cancellate tra Lavitola e il giornalista. Nelle ultime ore era circolata la voce di una presunta aggressione ai danni di Lavitola nel carcere di Rebibbia, riferita da Pellegrino D’Avino, uno degli arrestati accusati di essere tra gli esecutori materiali dell’attentato. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha però smentito ogni episodio di violenza. «Abbiamo sentito Lavitola – precisano i legali – e ci ha riferito di stare bene, senza segni di percosse. Abbiamo chiesto alla Procura di verificare la vicenda». D’Avino, durante l’interrogatorio, avrebbe anche raccontato che alcuni detenuti gli avrebbero suggerito di «non mettersi in mezzo». Il gip ha intanto respinto la richiesta di domiciliari per D’Avino e Passariello, mentre Marika De Filippis, compagna di D’Avino e in attesa di partorire, resta ai domiciliari: la difesa chiederà di dispensarla dalla misura custodiale.

