Casillo e il patto di non belligeranza con Piero de Luca

NAPOLI – Domani il presidente Roberto Fico porterà il bilancio «sociale» in giunta. Accanto a lui ci sarà il suo vice Mario Casillo, il dem considerato il vero vincente della passata campagna elettorale perché – sebbene non candidato – è riuscito a portare in consiglio quasi ottamila preferenze ripartite tra Giorgio Zinno e Salvatore Madonna.


La sua nomina a vicepresidente con delega ai Trasporti era blindata già prima che il Pd con Piero De Luca cercava di strappare la presidenza del consiglio regionale a Massimiliano Manfredi in favore di Maurizio Petracca.


Il 29 dicembre scorso, dopo l’ultimo tentavivo fallito nella riunione dem, Casillo varca l’aula del primo consiglio regionale dell’era Fico con Piero De Luca.
Ma se De Luca jr è costretto ad incassare la sconfitta, Mario Casillo è già proiettato verso quella poltrona di assessore che ha tanto agognato ma che con De Luca padre non è mai riuscito ad avere nonostante le oltre 31mila preferenze ottenute alle regionale del 2015.


Il politico, figlio d’arte di padre democristiano nell’area vesuviana, si è sempre dovuto accontentare della nomina di capogruppo. Anche quando, nel 2018, Vincenzo De Luca rimpastò la sua giunta e nonostante l’amicizia storica con Lello Topo, Casillo rimase sempre al suo posto.


Adesso, invece, le cose sono cambiate e, negli ambienti politici napoletani, non c’è nessuno che non gli attribuisce e non gli riconosce un peso non di poco conto.
Al punto da ipotizzare che, se solo lo volesse, Casillo potrebbe essere l’uomo della conciliazione tra Elly Schlein e Vincenzo De Luca, favorendo quest’ultimo nella candidatura a sindaco di Salerno come espressione del Pd e del Campo largo, approfittando anche della ritrovata unità all’interno dei dem con l’area Bonaccini di cui Casillo ha sempre fatto parte.


Se solo volesse, insomma, potrebbe quanto meno tentare.
Ma, secondo le voci che circolano nella segreteria dem, Casillo non avrebbe alcuna intenzione di farlo.
Anzi non intende assolutamente essere tirato in ballo nella questione Salerno, che poi non riguarda solo Salerno ma proprio gli equilibri interni al Pd nazionale.


Sul punto pare che il super assessore sia stato ben chiaro con De Luca jr e l’accordo consisterebbe in una sorta di patto di non belligeranza. Del tipo: a Napoli c’è Casillo mentre a Salerno la questione è e resta nelle mani del segretario regionale dem. Nella doppia veste di capo della segreteria e di figlio del candidato sindaco in pectore delle (forse) sei liste civiche che – anche stavolta – rischiano di restare orfane del Pd.

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