Calcio e mala: le manidei clan sulla Juve Stabia

Juve Stabia come Milan e Inter. Con la differenza che al nord è la ‘ndrangheta ad infiltrarsi nella gestione delle curve e dello stadio, al sud è la camorra. E a Castellamare di Stabia è il clan D’Alessandro, coinvolto a pieni mani nella gestione di tutti i servizi dello stadio tanto da spingere la sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Napoli a disporre, per un anno, l’amministrazione giudiziaria per la societa sportiva Juve Stabia srl.
La biglietteria
Sebbene da due anni a gestire il servizio biglietteria della società stabiese fosse la «Come on web srl», che utilizzava il sistema Etes per emettere i ticket, tuttavia dal sistema elettronico sono emersi biglietti intestati, sotto falsi dati anagrafici, a pregiudicati sottoposti a Daspo. Come Emanuele Tremante, capo ultras e vicino ad esponenti apicali del clan D’Alessandro ed i figli del boss Paolo Carolei. Anche gli esercizi commerciali accreditati per la vendita dei biglietti sarebbero intestati a persone affini all’organizzazione criminale. Numerosi sarebbero poi i biglietti omaggio riservati a pregiudicati. La presenza, durante le partite in casa, nella Sala Ospitality, di Ignazio Avitabile (fratello di Giovan Battista detto «‘o tuppillo») sarebbe per gli inquirenti la prova di un’infiltrazione radicata.
Il servizio ristoro
È il pentito Pasquale Rapicano a svelare agli inquirenti che la bouvette dello stadio «Romeo Menti» è gestita da una società intestata a Lucia Vitelli, incensurata e «prestanome». Perché i dipendenti di questa società sarebbero tutte persone legate all’organizzazione criminale nella gestione delle scommesse clandestine.
Pulizia dello stadio
Le due società «Eco srl» e «Pro Eco srl» sarebbero amministrate da Luigi Calabrese, genero del capo clan Luigi D’Alessandro. Calabrese avrebbe anche assunto la moglie di Aldo Gionta, a capo del clan di Torre Annunziata.
Le ambulanze
Qui a gestire il servizio era la società «New Life» di Daniele Amendola, una delle «facce nuove», come lo definisce il collaboratore di giustizia che fa anche i nomi di Antonio Rossetti e Michele D’Alessandro. Questi ultimi già nel 2012 gestivano la Croce Verde intestata fittiziamente ad Alfonso Arpaia prima di essere sequestrata e sostituita con una nuova società intestata ad Amendola
Le trasferte della squadra
A guidare il pullman dei calciatori era Pasquale Esposito, nonostante non risultasse dipendente della società a cui era stata affidato il trasporto.
La tifoseria organizzata
Tanti gli striscioni apparsi in curva durante le partite che inneggiavano al clan e al suo fondatore Luigi «‘o Lione» D’Alessandro. Perchè, confessa il pentito, a capo della tifoseria ci sono Giovanni Imparato, Emanuele Tremante, Vincenzo Ingenito e Giovanni D’Alessandro «che chiede anche denaro».
La security
I magistrati parlano di una gestione indiretta perché ufficialmente è la «Vip Security» ad occuparsi della sicurezza, ma citano alcuni episodi significativi. Il 9 febbraio scorso Imparato, colpito da Daspo, entra allo stadio con Tremante. Anche Massimo Terminiello (vicino al clan Cesarano) farebbe entrare gratis i suoi amici.
La promozione in B
Imparato è anche colui che la sera della festa per la promozione in serie cadetta, organizzata dal Comune, sale sul palco per premiare un giocatore e partecipa alla festa organizzata dalla società. La sua presenza sul palco non era prevista, ma viene inserita in scaletta su richiesta di Pino Di Maio, team manager della Juve Stabia, a cui il figlio del boss Onorato Silverio (ora al 41 bis) avrebbe dovuto rivolgersi per giocare nelle giovanili su consiglio del padre.

Torna in alto