Bicchielli e Patriarca la coppia delle giravolte

Va bene che ormai il mito del fiume Lete, che tutto cancella della vita passata, rispecchia in pieno i nostri tempi della politica ma almeno un sorrisino lo strappa la pretesa dei due parlamentari di Forza Italia, Pino Bicchielli e Annarita Patriarca di rappresentarsi come il nuovo che avanza e che magari “non li hanno visti arrivare”. Per vederli li hanno visti e non solo in Forza Italia. Bicchielli prima che venissero aperte le porte di Forza Italia dall’allora capogruppo degli azzurri alla Camera, Paolo Barelli, di partiti ne aveva frequentati ben otto. E Annarita Patriarca in politica è arrivata con un nome che pesa essendo la figlia di Francesco Patriarca, riferimento a Napoli e provincia della corrente di Antonio Gava fino agli anni Novanta quando la Dc fu spazzata via dalle inchieste di Mani Pulite e con esse lo stesso Patriarca condannato in via definitiva per favori ai boss Alfieri e Galasso. Ma le colpe non ricadono sui figli e del papà Annarita Patriarca ha ereditato solo la passione per la politica e per il potere: prima sindaco di Gragnano, carica dalla quale si dimise poco prima che il Comune venisse sciolto per infiltrazioni mafiose, poi consigliere regionale con oltre undicimila preferenze (determinante nell’occasione Fulvio Martusciello che la sostenne e prima ne sponsorizzò la candidatura opponendosi al no dell’allora coordinatore regionale Domenico De Siano e di Luigi Cesaro), infine deputata dal 2022 eletta nella lista bloccata, pur perdendo nel collegio di casa sua Castellammare-Gragnano contro Gaetano Amato dei 5stelle.
Nella vita la gratitudine è il sentimento del giorno prima ma in politica è contemplata solo in rari e improduttivi casi e così non sorprende che Annarita Patriarca sia stata tra le prime a creare una fronda contro Martusciello. Il resto è una storia fatta di accuse e ripicche.
Ma è la storia politica di Pino Bicchielli, salernitano per studi liceali ma nato a Napoli e trapiantato a Roma da almeno trent’anni, a dire molto di come sia cambiata soprattutto la vita dei partiti italiani prima ancora del modo di fare politica. Un tempo la militanza, il percorso all’interno di un partito era l’unico viatico per sperare di dare soddisfazione alle proprie legittime aspirazioni. Per alcuni forse sarà ancora così. Ma non per Bicchielli che il percorso lo ha fatto, la militanza l’ha “consumata” ma mai nello stesso partito. Ne ha cambiati otto. Nel ’92 da segretario dei giovani del Psdi viene candidato alla Regione ma raggranella solo 33 voti, non va meglio alle elezioni europee del ’94 quando in sei regioni del collegio meridionale si vede riconoscere la miseria di 534 preferenze. Ma Bicchielli al tempo è giovane e di ambizioni ne ha abbastanza per sperare vada meglio alla corte di Clemente Mastella con il Centro Cristiano Democratico nel ’98 diventato poi Udeur. E con il partito del Campanile si candida senza successo alle elezioni politiche del 2006. La delusione è cocente e l’anno successivo sbatte la porta dell’Udeur e cita in giudizio il partito e per esso il legale rappresentante che è lo stesso Clemente Mastella. Motivo della citazione aver lavorato senza essere pagato. Insomma, la militanza non è proprio volontariato, almeno per Pino Bicchielli e per il giudice che gli ha dato ragione. Eh sì, perché in tribunale a Bicchielli va meglio che alle urne e si vede riconoscere 273.565 euro di risarcimento che Mastella puntualmente paga.
E un con un po’ di soldi in più in tasca Bicchielli va oltre e dal 2007 è tutta una corsa da un partito all’altro: nel 2007 passa al Pd, nel 2009 Aderisce ad Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli, l’Api, il partito dall’acronimo che ricordava dei distributori di benzina con uno sglogan pubblicitario che Bicchielli deve essere sembrato di buon auspicio: “Con Api si vola”. E invece Bicchielli non è decollato…Tre anni sono abbastanza e si trasferisce al Centro Democratico di cui diventa coordinatore nazionale e con il quale si candida capolista nelle elezioni politiche del 2013 nelle circoscrizioni Lombardia 2, Campania 1 e Campania 2. Non basta, il partito non raggiunge il quorum e Bicchielli resta a casa. Naturalmente si fa per dire perché non si ferma e nel 2015 lo si ritrova in Italia Unica di Corrado Passera come referente in Campania. Ma anche lì resiste poco e chiede asilo a Gaetano Quagliariello in Identità e Azione. E’ un attimo o poco più perché alle elezioni politiche del 2018 viene candidato al Senato in Campania con Noi con l’Italia Udc. Va male e non è una novità, nel frattempo si occupa di sondaggi con l’esperto Antonio Noto e nel 2019 va con Cambiamo di Giovanni Toti che nel 2022 si federerà con Noi Moderati. Stavolta gli dà una mano Gaetano Quagliariello che rifiuta il collegio uninominale di Salerno. Risultato? Bicchielli viene candidato al posto di Quagliariello. Il successo di Giorgia Meloni fa il resto e anche l’impossibile: nel maggioritario Bicchielli viene eletto sostenuto da tutta la coalizione di centrodestra e nonostante Noi Moderati non raggiunga l’1%. Nel partito di Maurizio Lupi sembra che il Pino “girapartiti” abbia trovato finalmente casa ma l’arrivo in Noi Moderati Mara Carfagna gli crea qualche agitazione, l’ex deputato Gigi Casciello, tra i più vicini all’ex ministro del Sud e della Coesione territoriale, prende il suo posto di coordinatore regionale e Bicchielli inizia a sentirsi messo all’angolo. Lupi però gli riserva una poltrona di tutto rispetto e come Noi Moderati lo indica alla maggioranza di Governo come presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, che sembra un paradosso per uno che si sente mancare il terreno sotto i piedi. E cosi è anche stavolta, le elezioni si avvicinano e forse teme che la poltrona di deputato possa essere a rischio se dovesse restare in Noi Moderati. Il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Paolo Barelli, vuole allargare il gruppo e lo invita ad aderire. Bicchielli non se lo fa dire due volte, passa in Forza Italia. Si dà pace? Al contrario. Dopo pochi mesi inizia la contestazione a Fulvio Martusciello, coordinatore regionale in Campania e di fatto sogna il colpo finale: prendere il posto di Martusciello. E ne è talmente convinto che anche quando Franco Silvestro si è riavvicinato a Fulvio Martusciello con il quale potrebbe anche candidarsi come vice in ticket al congresso del 9 settembre, non ha mollato e insieme ad Annarita Patriarca aspira a presentare una seconda candidatura (la propria) in alternativa.
In realtà i dissidenti al momento non hanno i numeri sufficienti perché il regolamento di Forza Italia prevede che ci si possa candidare al congresso regionale solo se si è sostenuti dal 15% dei tesserati in ogni provincia. Obiettivo lontano e non solo per il riavvicinamento di Silvestro a Martusciello ma per almeno altri due motivi: il raffreddamento dei rapporti con il consigliere regionale di Avellino, Livio Petitto, ma anche perché per il duo Bicchielli-Patriarca ènimpossibile raggiungere il 15% a Benevento dove Forza Italia è praticamente totalmente nelle mani del deputato Francesco Maria Rubano, tra i più vicini a Fulvio Martusciello.
E quindi la telenovela del congresso regionale di Forza Italia in Campania ha un finale già scritto: ci sarà un’unica mozione, rappresentata dal ticket Martusciello-Rubano. Nessuna disfida interna come d’altronde è tradizione del partito azzurro. Altro che sempre più consolidata ipotesi alternativa. E pensare che da chi vanta di aver scritto il libro “Procedure e tecniche elettorali per le elezioni”, errori strategici ed elettorali così evidenti non ce li si aspetta. Chi è l’autore di un tale interessante volume? Pino Bicchielli.

Torna in alto