Se si muove un pezzo grosso come Igor Taruffi allora vuol dire che le cose non stanno bene e cheAvellino rischia di fare la fine di Salerno, dove il Campo Largo è praticamente imploso.
Ma, se a Salerno è bastato tacere per uscire dall’imbarazzo dell’implosione del Campo Largo (rinunciando perfino al simbolo) ad Avellino per il Pd la scelta del candidato sindaco della coalizione sarà un banco di prova tutto interno alle correnti che rischia di riflettersi sulla tenuta della compattezza sbandierata a livello nazionale in vista delle politiche del prossimo anno.
A quaranta giorni dalle elezioni non si è ancora trovato l’accordo su chi dovrà guidare la coalizione. La scelta del nome spetta ai dem, come d’accordo con 5Stelle, Avs e Noi di Centro. La deadline scadeva ieri alle 18, ma la riunione programmata nella sede dem di via Tagliamento è saltata improvvisamente. C’è bisogno di altre 24 ore per trovare una quadra.
Il gruppo territoriale M5S di Avellino ha lanciato l’ultimatum. «Registriamo l’impossibilità per le lentezze mortifere del Pd di strutturare una coalizione politica come quella che ha sostenuto Fico alle regionali. La città ha bisogno di risposte e di una iniziativa chiara – si legge in una nota diramata dai pentastellati-. Ed è per questa ragione che facciamo appello a tutte le forze che hanno concesso al Pd la fiducia, a questo punto tradita, di guida del percorso e di riunirci per strutturare velocemente una proposta che possa dare quella prospettiva politica, sociale e civile di cui la comunità cittadina ha fortemente bisogno». E concedono altre ventiquattro ore di tempo, dopo di che il 5Stelle prenderà la sua strada con un proprio candidato ed addio al Campo Largo. Avallato anche dal vicepresidente Michele Gubitosa.
A chiedere il rinvio della riunione di ieri sono stati il segretario regionale dem Piero De Luca, il vicepresidente dei pentastellati Michele Gubitosa e il dirigente dem Igor Taruffi (nella foto): l’uomo di cui Elly Schlein si fida ciecamente.
A Taruffi è toccato lo scorso anno risolvere la grana De Luca, che scalpitava per il terzo mandato e poi di porre fine alla diatriba in Puglia tra Michele Emiliano e Antonio De Caro. Ma, prima ancora, a marzo 2024, la segretaria lo spedì a Potenza per convincere i dem a scaricare il candidato Angelo Chiorazzo rischiando di essere anche malmenato.
Ebbene, se ieri Igor Taruffi doveva essere ad Avellino co Piero De Luca vuol dire che c’è certamente un altro problema da risolvere ed il problema si annida nelle correnti interne. Enza Ambrosone e Nicola Giordano – i due nomi più accredidati tra i dem – sembrano non voler cedere. Nei giorni scorsi ci aveva provato anche il capogruppo dem in consiglio regionale, Maurizio Petracca, a trovare una soluzione ma non c’è stato nulla da fare. A quel punto si è anche cercato di convincere l’ex segretario cittadino Nello Pizza, che però è incerto, mentre il nome dell’imprenditore Walter Giordano è osteggiato dal Nazareno.
Frattanto si è valutata anche l’opzione dell’ex consigliere comunale Francesco Todisco, presidente del consorzio di bonifica del Volturno, sostenuto dall’area Schlein. La sua candidatura sarebbe gradita anche alla sinistra che sin dall’inizio si era mostrata reticente nel sostenere la candidatura di un ex consiglire comunale dem.
La situazione insomma non è per niente facile da sbrogliare. E se non riuscirà a farlo neanche Taruffi, allora il Pd è davvero nei guai.

