La rinascita, a volte, ha il suono di un pallone che rotola in una porta, guai a fermare un rumore così abituale per un bomber da 200 reti in carriera. Molte delle quali messi a segno contro un destino beffardo, doloroso, infame; eppure domato. Antonio Di Benedetto, una storia d’ispirazione per molti e nessuna voglia di mollare con il calcio giocato. Anche a 40 anni suonati, anche, anzi nonostante, dopo quattro anni di stop per un tumore al cervello. Due delicatissimi interventi, cicli di radioterapia e chemioterapia, e un amore sconfinato per il pallone che gli ha dato la forza di reagire nei momenti più difficili. E dopo un biennio con la squadra della sua città, la Sianese, dove ha vinto prima il campionato di Seconda Categoria, sfiorando poi la seconda promozione di fila fermandosi solo in finale playoff, la fame per il gol non è affatto passata. “Ho ancora tantissimi stimoli, è un bisogno quasi fisico che ho di continuare a giocare – racconta Di Benedetto, che ha esordito ad appena 16 anni in serie C con la maglia della Nocerina in un’infuocata sfida con il Foggia -. Dopo il mio lungo stop ho ritrovato la forza e gli stimoli per ritornare a giocare, togliendomi prima tante soddisfazioni nel campionato di Promozione, e poi decidendo di vestire i colori della squadra della mia città. Oggi sono a caccia di una nuova sfida. Ho tanta esperienza e un po’ di numeri dalla mia…”. A ripercorrere la sua storia vengono i brividi, eppure Di Benedetto ha trovato la forza di raccontarla. “Giocavo in serie D in Molise, era il termine della stagione 2012-2013, a un mese dalla fine del campionato ho accusato una crisi epilettica, e dopo essermi sottoposto a delle indagini ho scoperto di avere un tumore di secondo grado. Ho dovuto abbandonare il calcio, ma in quel momento non gli ho dato nemmeno particolare peso, speravo solo di poter veder crescere i miei due figli, che poi sono diventati tre. Dopo sei mesi, ho avuto un primo intervento, poi a causa di una recidiva mi sono dovuto operare di nuovo, infine nel 2017 il problema si è ripresentato, ma sono ancora riuscito a debellarlo grazie alla radioterapia e alla chemioterapia”. Difficile parlare di rimpianti dopo aver superato un tumore al cervello, certo a 27 anni la conquista della serie D dopo valanghe di gol in Promozione prima ed Eccellenza poi sembrava poter essere un nuovo trampolino di lancio. Eppure, in seguito a quattro anni di stop, la lenta risalita, tanto faticosa quanto soddisfacente: prima qualche allenamento con gli amici di sempre nella “sua” Siano, la chiusura del torneo di Terza Categoria per ritrovare feeling con la porta, poi Cimitile, Solofra, la nuova esplosione in Promozione, nel mentre un corso da tatuatore e la firma del medico che gli a salvato la vita impressa per sempre sulla pelle. Come a dire: ci sono tatuaggi che possono lasciare il segno più delle cicatrici che due interventi hanno inevitabilmente tramandato. La rinascita, a volte, ha il suono di un pallone che rotola in una porta, guai a fermare un rumore così abituale per un bomber da 200 reti in carriera…

