Tempismo perfetto. La lista degli impresentabili redatta dalla presidente della commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, arriva nello stesso giorno in cui i forzisti Maurizio Gasparri e Pino Bicchielli plaudono alla presidente per aver «condiviso le preoccupazioni sollevate» sul candidato di Noi di Centro, Mauro Scarpitti, che però nella lista non compare.
Gli impresentabili
Sono quattro. Tre per il centrodestra e uno per il campo largo.
Davide Cesarini (Democrazia Cristiana con Rotondi Centro per la Libertà) ha una sentenza di condanna per riciclaggio di un anno e mezzo passata in giudicato ed è a processo a Matera per riciclaggio.
Luigi Pergamo (Pensionati Consumatori Cirielli Presidente) è stato rinviato a giudizio il 3 giugno scorso per autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il processo comincerà a Firenze il prossimo 23 gennaio.
Pierpaolo Capri (Unione di Centro) è a processo a Salerno per riciclaggio. Prossima udienza: 21 novembre 2025.
Maria Grazia Di Scala (Casa Riformista) è imputata per tentata concussione a Napoli. La prossima udienza è fissata il 14 gennaio 2026.
La “sorpresa” Scarpitti
Si erano affidati ad una nota congiunta il senatore Maurizio Gasparri e il deputato Pino Bicchielli, componenti della commissione parlamentare antimafia, per ringraziare la presidente la cui «presa di posizione richiama con forza la responsabilità delle forze politiche nel selezionare con la massima attenzione i propri candidati, per evitare che anche indirettamente si aprano spazi a fenomeni di inquinamento mafioso», salvo poi restare delusi dopo.
Scarpitti, dirigente della partecipate regionale Sma e candidato nella lista Noi Centro di Clemente Mastella, è stato segnalato dai due parlamentari per via di un santino che Sabino De Micco, consigliere municipale, già in Forza Italia, l’anno scorso finito in carcere e oggi da uomo libero a processo per voto di scambio politico mafioso, ha postato sui suoi profili social in cui invita a votare Scarpitti, detto «Caf», in posa con lui in foto. Vero è che la coalizione di centrodestra non ha mai lanciato l’anatema del codice etico – a differenza di Fico che l’ha violato – ma è fuori di dubbio che, per quanto pregevoli possano essere le loro intenzioni sulla prevenzione di eventuali interferenze malavitose, Gasparri e Bicchielli dimenticano che nella lista di Forza Italia è candidato Pasquale Di Fenza, protagonista di un balletto nel suo ufficio in consiglio regionale con la tiktoker Rita De Crescenzo e Angelo Napolitano, altro tiktoker a cui la guardia di finanza di Napoli ha sequestrato beni per sei milioni di euro – compreso uno yacht – per fatture false ed evasione dell’iva. Il balletto, con tanto di inno nazionale cantato da tutti e tre, gli costò l’espulsione da Azione, ma poi ha trovato rifugio in Forza Italia.
Il caso Cannavacciuolo
Ad Acerra, invece, non c’è nessun big della politica che invoca “giustizia”, ma solo un attivista della Terra dei Fuochi, candidato indipendente in Avs, che con le sue denunce ha contribuito a far condannare l’Italia dalla Cedu per i danni causati dal disastro ambientale.
Alessandro Cannavacciuolo ha segnalato alla prefettura di Napoli il clima di minacce che si è creato intorno alla sua candidatura. ha raccontato di «costrizioni e intimidazioni nei confronti di dipendenti comunali obbligati a sostenere specifiche campagne elettorali, per timore di ritorsioni o discriminazioni sul posto di lavoro, di professionisti indotti a manifestare il proprio sostegno a determinati candidati in cambio di favori presso gli uffici comunali e di pressioni a docenti dell’Istituto Superiore Diaz».

