Dispiegati oltre 1.600 militari, elicotteri in volo e centinaia di turisti ancora dispersi. Bilanci drammatici: 157 corpi recuperati, danni per oltre 84 milioni. Due italiani in salvo, Farnesina al lavoro
Le autorità nepalesi confermano che le operazioni di ricerca e soccorso proseguiranno anche durante la notte. L’ufficio del premier Balendra Shah ha comunicato alla Bbc che sono stati dispiegati 1.697 militari, mentre altri 656 restano in stato di allerta per eventuali interventi. Gli elicotteri — sei militari e cinque civili — hanno già tratto in salvo 106 persone, mentre altri 27 sono stati recuperati dai soccorritori a terra. La polizia nepalese, citata dal Guardian, ha confermato il recupero di 157 corpi dalle zone devastate dall’alluvione lampo che ha colpito l’area al confine con il Tibet. I feriti ricoverati sono 49, mentre gli agenti mobilitati per le operazioni sono oltre 3.300. Secondo gli esperti del Cnr, la causa sarebbe una frana a 5.000 metri che ha invaso il fiume, provocando un’esondazione violenta fino a 50 chilometri di distanza. Un funzionario nepalese ha riferito alla Bbc che i danni alle infrastrutture superano i 15 miliardi di rupie nepalesi, pari a 84,3 milioni di euro. La tv britannica parla di 19 ponti e 40 chilometri di strade danneggiati o completamente spazzati via. Il numero dei turisti dispersi continua a salire: secondo la polizia nepalese, sono 579, di cui 466 stranieri provenienti da 28 Paesi. Tra loro: 133 indiani, 54 statunitensi, 33 britannici, oltre 20 canadesi, 19 malesi, e cittadini di Francia, Germania, Israele, Russia, Sudafrica, Spagna, Giappone e Filippine. Molti erano diretti verso Mansarovar, meta di pellegrinaggi e trekking vicino al confine con l’India. Il pilota di elicottero Aman Budathoki, intervistato dalla Cnn, racconta scene impressionanti: «Abbiamo visto onde alte dai cinque ai sei metri… grandi alberi e veicoli trascinati via dalla corrente. Era spaventoso». Ha spiegato di aver tentato di sorvolare l’area per valutare i danni: «Non avevo mai assistito a una simile manifestazione della potenza della natura». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che i due italiani coinvolti nella frana sono in buone condizioni e assistiti dalla diplomazia. La Farnesina segnala circa 90 connazionali presenti nell’area, monitorati attraverso “Dove siamo nel mondo”. Tra le testimonianze, quella del bresciano Giovanni Fassini, rimasto bloccato per dieci ore: «Non si poteva andare avanti né tornare indietro. Il fiume aveva riempito di fango tutta la strada». Sul versante tibetano, il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di «fare tutto il possibile» per cercare e soccorrere i dispersi nella contea di Gyirong, dove la frana ha causato «gravi perdite». Con centinaia di dispersi, infrastrutture distrutte e un bilancio delle vittime in costante aggiornamento, l’alluvione tra Nepal e Tibet si conferma una delle peggiori catastrofi naturali degli ultimi anni nella regione himalayana. Le operazioni proseguiranno senza sosta, nella speranza di trovare ancora superstiti.



