«Situazione sotto controllo», rassicura l’Asl di Caserta. «Urge un tavolo tecnico con la Regione», tuona il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti. Punta il dito contro Fulvio Bonavitacola, l’ex consigliere regionale Salvatore Ronghi ora presidente di “Sud Protagonista”.
Le acque contaminate da sostanze cancerogene emerse dallo studio dell’Univerisità Federico II scatena allarmismi e querelle politiche, a cui risponde indirettamente il direttore generale dell’azienda sanitaria casertana con una nota ufficiale.
«La situazione è sotto stretto controllo tecnico e non sussiste alcun motivo di allarme per la popolazione» garantisce l’azienda che precisa anche come «i superamenti rilevati (di tetracloroetilene e tricloroetilene; ndr) riguardano le acque profonde sotterranee e non la rete idrica potabile, che resta costantemente monitorata e sicura».
Villa Literno è difatti il comune del Casertano dove si sono registrati i livelli più alti di concentrazione delle sostanze cancerogene. Tanto che l’altrieri il sindaco Valerio Di Fraia si chiedeva il perché di tale concentrazione in un comune prettamente a vocazione agricola e distante dalle zone industriali.
Il progetto “Villa Literno Salute” lanciato dall’Asl per monitorare l’intera filiera, offrendo screening gratuiti anche ai residenti, è immediatamente partito dopo il sollecito arrivato dalla direzione generale Salute della Regione.
Cosa che, al contrario, sembra non sia stato fatto ancora in provincia di Salerno, dove Angri, Sarno e Scafati risultano rientrare nella zona rossa.
Ed è proprio il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, ad essere maggiormente preoccupato dal momento che non gli è arrivata alcuna comunicazione da parte dell’azienda sanitaria salernitana sulle verifiche integrative che dovrebbe mettere in campo sul input della Regione.
Perciò chiede al presidente Fico che venga convocato con urgenza un tavolo tecnico «che chiarisca le conseguenze emerse dagli studi dell’Università Federico II e, soprattutto, che definisca le azioni necessarie per evitare che questa possibile esposizione rappresenti un rischio concreto per la salute dei cittadini e alcune informazioni evitando di creare allarmismi».
Tanti sarebbero infatti i messaggi che gli arrivano dai cittadini allarmati del pericolo di contaminazione delle acque. Messaggi a cui, secondo Aliberti, dovrebbe rispondere la Regione accusata di aver tardato nella comunicazione – «lo sapeva da tre mesi», incalza – su «un problema ambientale serio e storico che abbiamo più volte anche noi denunciato conducendo una battaglia fin dal nostro insediamento» e che dunque avrebbe peccato di «superficialità, anzi – affonda – sta compiendo un atto delittuoso politicamente parlando che rende necessario l’intervento della Procura».
Attacchi (politici) a chi si aggiunge anche l’affondo di Salvatore Ronghi, che individua in Fulvio Bonavitacola, il presunto responsabile della contaminazione delle falde acquifere. «Questa problematica è la punta dell’iceberg che affonda le sue radici nel passato ed il presidente della giunta regionale Roberto Fico dovrebbe, per prima cosa, chiedere all’assessore regionale Fulvio Bonavitacola, che è stato assessore regionale all’ambiente negli ultimi dieci anni, quali sono i risultati ottenuti in termini di bonifiche dei territori».
E se Aliberti chiede l’intervento della procura, Ronghi propone una class action «contro le istituzioni che non hanno protetto la salute dei cittadini».
Intanto da Palazzo Santa Lucia non è arrivata ancora alcuna dichiarazione.

