Acqua pubblica, privatizzazione Napoli Nord. Altra grana per Fico

Fino a ieri sera il Tar Campania non aveva ancora depositato la sentenza sulla gara bandita dall’ex presidente Vincenzo De Luca sulla società mista che avrebbe dovuto gestire la Grande Adduzione primaria di interesse regionale.


Sentenza che, visti i precedenti, sembrerebbe quasi scontata da momento che la gara è stata già sospesa in via cautelare dai giucidi amministrativi a dicembre scorso, prima di essere ritirata dalla giunta Fico con tanto di delibera. Inoltre era stata anche l’Avvocatura dello Stato, sentita prima della delibera di ritiro, a dare quasi per certo l’annullamento della gara da parte del Tar.


Però, ritirare la gara non sembra allontanare la scure del rischio di privatizzazione dell’acqua.
Lo sanno bene i comitati pro acqua pubblica e lo sa bene anche il presidente Roberto Fico che, dopo aver incassato il plauso dei promotori dell’attuazione del referendum del 2011 (che incontrerà stamattina per fare il punto della situazione), deve però fare i conti con una prassi diffusa a livello locale in tutti i territori della regione che lasciano ancora nelle mani dei privati la gestione della rete idrica.


Napoli a parte, dove il sindaco Gaetano Manfredi vive da mesi l’imbarazzo di una proposta di delibera che tende a privatizzare la municipalizzata Abc, c’è il problema dei 31 comuni che ricadono nel distretto idrico Napoli Nord, dove i sindaci hanno avviato l’iter per costituire una società mista con le multinazionali per la gestione della rete idrica.


A Mugnano, ad esempio, il consiglio comunale del 3 marzo scorso – presieduto dal sindaco Luigi Sarnataro che è anche il coordinatore del distretto – ha approvato una delibera (con il solo voto contrario del consigliere Nello Romagnuolo) che autorizza l’ingresso dei privati nella società Acqua Pubblica Napoli Nord.


C’è poi il caso della mancata estinzione dell’ex Ato 3 Sarnese-Vesuviano, oggetto di una interrogazione recente depositata dal consigliere di Forza Italia, Roberto Celano, su presunti profili di incompatibilità legati alle nomine commissariali ed anche sui ritardi della conclusione della procedura di liquidazione.


Nel mirino del forzista finisce il commissario liquidatore Giuseppe Parente, nominato nel 2024 da Vincenzo De Luca ma che contemporaneamente fa parte anche del comitato esecutivo dell’Ente Idrico Campano (istituito nel 2015 per inglobare e sostituirsi ai sette ambiti distrettuali, inglobandone le funzioni). «Una sovrapposizione di funzioni che – sottolinea Celano – potrebbe determinare potenziali situazioni di conflitto di interessi, considerando anche che l’ex Ato 3 è socio di maggioranza della Gori spa che gestisce il servizio idrico nell’ambito Sarnese – Vesuviano».


Dunque, se da un lato l’opposizione chiede a Fico chiarimenti sui ritardi della liquidazione dell’ex Ato 3 con relativa distribuzione dei 15 milioni di avanzo di amministrazione ai comuni del consorzio e alla Città Metropolitana di Napoli, il Coordinamento campano Acqua pubblica sollecita il presidente a sollecitare i sindaci dell’area nord e dell’area Flegrea «affinché trovino il coraggio di non privatizzare l’acqua» e di valutare la possibilità di costituire un’azienda metropolitana dell’acqua in provincia di Napoli.

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