La campagna elettorale si avvia allo sprint finale. Ristabilita la par condicio per l’utilizzo di piazza Portanova nei comizi di chiusura delle forze politiche, il livello dello scontro tra i candidati alla carica di sindaco si sta alzando con il passar dei giorni.
Avvocato Lanocita lei, da candidato sindaco della coalizione costituita da Avs, Movimento 5 stelle e dalla civica Salerno Democratica, ha paragonato De Luca ad un turista svedese. Perché?
«Ho utilizzato una sua definizione di qualche anno fa perché l’ormai ex presidente della Regione si comporta come se fosse un turista svedese sbarcato per la prima volta in città. Se ne va in giro per i quartieri e scopre che l’illuminazione pubblica è fioca, che la gente non si sente sicura, che le strade sono piene di buche e sono sporche, che i marciapiedi sono rotti, che il verde pubblico è abbandonato. Ma chi ha deciso i nomi delle persone che hanno disamministrato la città in tutti questi anni? Chi ha affidato il governo reale della città a persone incapaci e bramose solo di gestire il potere?
De Luca non può proporsi come il salvatore della patria, ammetta le sue responsabilità e chieda scusa ai salernitani. Ne vuol sapere un’altra?»
Dica pure.
«In questi giorni si è accorto che ci sono lunghe file di cittadini agli sportelli dell’anagrafe per le richieste della nuova carta di identità che diventerà obbligatoria da agosto. E così ha chiesto al commissario prefettizio di intervenire per ridurre le attese. Ma chi ha chiuso gli uffici dell’anagrafe a Fratte, Mariconda, Giovi, Ogliara e al Vestuti privando cosi i residenti delle frazioni collinari e di popolosi quartieri cittadini di un servizio pubblico primario? Non sono state forse le persone che lui ha messo alla guida della città? E se non ci sono corse notturne per garantire i collegamenti con le frazioni o i quartieri periferici la colpa non è forse delle amministrazioni deluchiane che si sono succedute in questi anni?»
De Luca, però, attacca i competitor alla carica di sindaco sostenendo che in questi anni non hanno fatto nulla per Salerno.
«È stato lui, direttamente o per interposta persona, al governo della città per ben 34 anni. E toccava a lui dare risposte ai problemi di Salerno.
Ha fatto tante promesse e ad ogni tornata elettorale si presentava con rendering e plastici di opere che poi non ha realizzato. L’elenco è lungo: il ponte di Calatrava, la ristrutturazione del Vestuti, la Coppa Davis a Torrione, il termovalorizzatore, la Vela in piazza della Concordia, il polo fieristico in litoranea, il parco dunale tra il Marina d’Arechi e la foce del Picentino, il Sea Park nell’area ex Ideal Standard, il polo della cantieristica nautica a Capitolo San Matteo, la rigenerazione urbana dell’area tra la cittadella giudiziaria e la stazione ferroviaria, la ristrutturazione dei cosiddetti ”edifici mondo”, il prolungamento del trincerone nel centro storico alto, la spiaggia tra Santa Teresa e il Masuccio. E potrei continuare».
Ma lei cosa ha fatto per la città?
«Per quanto mi riguarda quando ho avuto l’incarico di presidente del Conservatorio Martucci ho fatto tutto ciò che c’era da fare per risollevarlo, anche dal punto di vista della struttura. Ricordo, invece, la sua ordinanza per evitare le emissioni di suoni che, a suo dire, infastidivano un suo conoscente che si era da poco trasferito in zona. Contro quell’ordinanza feci ricorso al Tar, vincemmo e fu costretto a ritirarla.
E da consigliere regionale di minoranza fui promotore di tre leggi regionali che consentirono il finanziamento periodico del Teatro Verdi con il San Carlo; la destinazione residenziale dei sottotetti e l’aumento dell’ indice di fabbricabilità nelle aree industriali dal 20% al 50% per determinare in tutte e due i casi un minore consumo del suolo».

