Una «piaga» ma anche la prova dell’esistenza di uno «schiavismo» che sorpassa il concetto di sfruttamento a cui le inchieste della magistratura fanno continuo riferimento. La Piana del Sele come Amendolara, dove non è stato dato fuoco a nessun immigrato – o almeno non è mai emersa una tragedia simile – ma dove il caporalato nelle aziende agricole e zootecniche la fa da padrone da almeno venti anni.
Una volta la chiamavano la “strada del Maghreb”, la Statale 18, la Cilentana che collega Battipaglia al Cilento, dove migliaia di maghrebini camminavano a piedi per raggiungere il posto di lavoro: sfruttati a tre euro l’ora nei campi, sotto le serre. Dopo venti anni, al posto di uomini a piedi ci sono biciclette elettriche senza luci e non ci sono più solo i nordafricani ma anche pakistani, indiani e cingalesi che lavorano soprattutto con le bufale. Sempre sfruttati e che rischiano ogni giorno la vita.
Il report della commissione parlamentare di inchiesta sullo sfruttamento e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, che ieri ha fatto tappa nella Piana del Sele, lo dimostra.
La relazione, firmata dal professore Gennaro Avallone ed illustrata dai deputati Franco Mari (Avs), Chiara Gribaudo (Pd, presidente di commissione) e dall’ex sindacalista Aboubakar Soumahoro (fuori da Avs dopo l’inchiesta che ha travolto la sua famiglia per sfruttamento della manodopera straniera e fondatore del movimento Italia Plurale), fotografa uno spaccato di vita fatto di morti, incidenti anomali, condizioni di vita degradanti e permessi di lavoro dati a singhiozzo.
Da novembre 2024 allo scorso aprile ci sono stati 24 episodi tra decessi e infortuni sul lavoro nella Piana del Sele. «Episodi – hanno detto i componenti della commissione di inchiesta – che non rappresentano la totalità dei casi ma solo quelli menzionati dai media locali», lasciando dunque il dubbio che di tragedie ce ne siano state molte di più.
Tuttavia quelle conosciute hanno riguardato principalmente incidenti stradali lungo la Statale 18, uomini investiti in bici, ma anche incidenti (mortali e gravi) avvenuti in contesti produttivi, soprattutto nel settore agricolo e nello smaltimento illecito dei rifiuti operato dalle stesse aziende.
E poi il caso più eclatante di Agropoli, dove a dicembre scorso si è sparato contro un centro di accoglienza per migranti.
Infine il dato dei permessi di soggiorno che, in confronto alle richieste di lavoro, sono inferiori: segno che si lavora a nero.

