Avvertimento, provocazione o lungimiranza? Se dalla sua Benevento Clemente Mastella torna a parlare di campo largo – dopo i commenti ironici sul selfie scattato nel ristorante romano dai leader dell’area più a sinistra della coalizione – un motivo ci sarà.
L’esclusione dei centristi dall’interlocuzione avviata da mesi tra Pd, 5Stelle e Avs non è solo il cruccio di uno dei democristiano più longevi della storia politica italiana ma rischia di diventare un assist fondamentale per la vittoria del centrodestra alle prossime politiche.
Mastella lo ripete da tempo ormai ed è tornato a farlo anche ieri. «Se il campo largo non adotta una logica pienamente inclusiva si mette a scherzare con il fuoco -afferma -. L’equilibrio algebrico tra i poli impone uno sforzo di unità e inclusività e la massima apertura possibile soprattutto alle forze centriste e moderate». Da qui l’avvertimento: «No a veti e sbandate a sinistra che sarebbero fatali e favorirebbero inevitabilmente il centrodestra».
Ma, a quanto pare, finore nessuno ha dato retta alle sue parole. E allora ecco pronta la provocazione: rimettere in piedi la vecchia Margherita ma in chiave moderna. «Tutti i centristi che guardano al campo largo debbono federarsi, il modulo di gioco si può ispirare alla Margherita – dice -. Una Margherita 2.0 sarebbe l’ideale per giocare con reali possibilità di vittoria la partita del 2027». E Matteo Renzi, altro grande escluso dal tavolo del selfie, non si farebbe certo sfuggire l’occasione di coglierla al volo.
Ma c’è un altro dato che non sfugge al lungimirante Clemente Mastella: la battaglia legale sul simbolo del Movimento 5Stelle che Beppe Grillo ha avviato contro Giuseppe Conte. Cosa accadrebbe se il comico vincesse sul professore?
«Il processo di sbandamento verso sinistra e posizioni massimaliste potrebbe peggiorare», commenta per iscritto Mastella che teme di ritrovarsi « dunque di nuovo con i Di Battista e le Raggi al centro del proscenio». Da qui allora la considerazione rivolta ai suoi attuali ed eventuali futuri alleati che «il radicalismo e i rancori personali non possono essere le malattie infantili del campo largo e il Pd non può certo consentirlo».
Oltre la provocazione della Margherita 2.0, il sindaco di Benevento ha già pronto l’antidototo capace di «immunizzarsi dal radicalismo». E la medicina non può essere che il centro, «senza il quale – aggiunge – la sinistra perde le elezioni, da sempre». Del resto è stato il suo “piccolo” Udeur a far cadare il governo Prodi nel 2008 aprendo la strada al terzo governo Berlusconi.
Quindi, mai sottovalutare il potere dei “partitini” più moderati. Però «anche l’area centrale deve fare uno sforzo di maturità e unità», secondo avvertimento, perché «I centrini non funzionano con lo schema attuale e con una logica politica che continua a essere di stampo maggioritario». Ma solo federandosi nella Margherita 2.0.

