Comune chiuso, perquisizione in atto. A Positano, la perla della Costiera Amalfitana, ieri mattina sono arrivati i carabinieri del Nucleo Investigativo della compagnia di Salerno che, su mandato del procuratore capo Raffaele Cantone e del sostituto Alessandro Di Vico, hanno perquisito l’ufficio tecnico del municipio alla ricerca di tutta la documentazione relativa all’attività di gestione di appalti pubblici da parte della precedente giunta comunale guidata da Giuseppe Guida.
L’ex sindaco è uno dei sette nomi che compaiono nel decreto di sequestro e perquisizione emesso dai magistrati.
Insieme al sindaco uscente ci sarebbe anche il suo ex vicesindaco Michele De Lucia che, alle amministrative di maggio scorso, aveva provato a prendere lo scranno di Giuseppe Guida, andato invece, per un poco più di cento voti, a colei che fino a due mesi fa sedeva nei banchi dell’opposizione: Gabriella Guida.
L’inchiesta nasce da un esposto presentato da un’avvocata che, per gli inquirenti, avrebbe trovato riscontro in una serie di denunce politiche che l’attuale sindaco avrebbe fatto via social e alla stampa quando guidava la minoranza. Denunce in cui gettava ombre sull’affidamento di appalti e incarichi di lavoro ad imprese legate al primo cittadino.
Al centro delle indagini sarebbero finite gli appalti per la realizzazione dell’ascensore in località Nocelle.
Qualche mese prima che partisse ufficialmente la campagna elettorale – era il 30 novembre scorso – il gruppo di minoranza convocò una conferenza stampa per denunciare che sarebbe emerso un «elemento di assoluta gravità nella gestione degli appalti pubblici nel comune di Positano».
Gabriella Guida, insieme ai colleghi di opposizione Elena Mascolo, Vito Mascolo e Giorgia Cuccaro, accusarono la giunta Guida di aver spacchettato in più lotti i lavori di realizzazione dell’ascensore per avere la possibilità di aggiudicarli con affidamento diretto ed evitare così di bandire una gara pubblica.
La questione era stata segnalata anche all’Autorità Anticorruzione, che era intervenuta per contestarne il metodo dando così riscontro ai dubbi di illegittimità sollevati dalla minoranza.
Non solo. Su pressing del gruppo di minoranza, anche il responsabile dei Lavori pubblici dell’ente – fu riferito durante la conferenza stampa – avrebbe ammesso e confermato che lo spacchettamento dell’appalto in più lotti sarebbe avvenuto «su indicazione della componente politica».
«Questa tecnica, illegittima e vietata dalla normativa vigente – spiegarono i consiglieri di minoranza – consente di aggirare le procedure di evidenza pubblica e di evitare la gara, garantendo affidamenti diretti sempre agli stessi soggetti economici». Oltre ad essere «un meccanismo che mina la concorrenza, danneggia le altre imprese del territorio e compromette gravemente la trasparenza amministrativa», aggiunsero.
A distanza di sette mesi – e a meno di trenta giorni dall’esito delle amministrative – i carabinieri hanno perquisito e sequestrato gli atti. Il Comune ieri, nonostante fosse la giornata di ricevimento del pubblico, è rimasto chiuso.
Nelle carte di inchiesta figurerebbero anche altri nomi oltre quelli dell’ex sindaco e dell’allora vice. Sotto indagine sarebbero finiti anche un assessore dell’ex giunta Guida, un paio di imprenditori ed un’associazione locale, che adesso potranno anche decidere di rendere interrogatorio preventivo davanti ai magistrati per chiarire come sono stati affidati quegli appalti.

